Pupi Avati critica la marcia per Gaza al Lido: "Gesto inutile, altro che bavero e muro"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre la Mostra del Cinema di Venezia prosegue il suo corso, accogliendo star e presentando pellicole attese come “Il mago del Cremlino” con Jude Law nei pannidel leader russo, un’altra scenografia ha catalizzato l’attenzione sul Lido. La manifestazione “Palestina libera - Stop al genocidio”, che ieri ha attraversato la città, viene bollata senza mezzi termini da Pupi Avati come un’inutile passerella. “Ma davvero pensiamo che una marcia a Venezia durante la Mostra del Cinema possa cambiare le cose?”, si è chiesto il regista in un’intervista al Corriere della Sera, aggiungendo, con la sua proverbiale schiettezza, che “andrebbe fatto altro: queste persone andrebbero prese per il bavero e sbattute contro il muro delle loro responsabilità”.
La sua riflessione, che taglia corto con ogni ipocrisia, arriva in un momento in cui la kermesse, oltre agli horror italiani come “La valle dei sorrisi” di Paolo Strippoli – accolto da un’ovazione – e all’atteso “Frankenstein” di Guillermo del Toro, deve fare i conti con le strumentalizzazioni della politica. La protesta, infatti, è stata descritta da alcuni come una sfilata di “antisemitismo militante da jet set”, un evento organizzato con settimane di anticipo tra annunci, smentite e petizioni che ha trasformato il Lido in un palcoscenico contestatario dal copione già scritto.
Parallelamente ai tappeti rossi e alle polemiche, proseguono gli appuntamenti culturali più tradizionali. Presso la Sala Tropicana dell’Hotel Excelsior, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) ha tenuto un incontro per illustrare i suoi progetti, tra memoria storica e creatività contemporanea. Un evento, coordinato da Aurora Palandrani, che ha offerto una contro-narrativa fatta di contenuti concreti, lontana dai facili proclami.




