Pupi Avati contro la marcia per la Palestina: «Gesto inutile, serve altro»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre la Mostra del Cinema di Venezia vive i suoi giorni clou, tra star internazionali e anteprime attesissime, un’altra vicenda ha catalizzato l’attenzione, dividendo l’opinione pubblica. Il regista Pupi Avati, interpellato dal «Corriere della Sera», non ha usato mezzi termini per commentare la manifestazione «Palestina libera - Stop al genocidio» che ha sfilato ieri al Lido. «Ma davvero pensiamo che una marcia a Venezia durante la Mostra del Cinema possa cambiare le cose?», si è chiesto con amara ironia il cineasta, il quale ha aggiunto, in una frase che non ammette repliche, che «andrebbe fatto altro: queste persone andrebbero prese per il bavero e sbattute contro il muro delle loro responsabilità».
La protesta, che ha trasformato per alcune ore la località veneziana nel palcoscenico di un contestatario spettacolo – organizzato con settimane d’anticipo all’insegna di annunci, smentite e petizioni – ha dunque ricevuto una delle critiche più dure e dirette, considerata da molti un’operazione di «antisemitismo militante da jet set», come è stato osservato, «molto radical e poco chic». L’evento, con il suo solito copione di riferimento, ha finito per oscurare, secondo alcuni, il vero cuore della kermesse.
Proprio in quei giorni, infatti, proseguono gli incontri istituzionali e le riflessioni sul ruolo del cinema. Presso la Sala Tropicana 2 dell’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) ha tenuto un incontro per presentare annunci, progetti e nuove prospettive, in un dialogo costante tra memoria storica e creatività contemporanea. A coordinare i lavori, introdotti da Aurora Palandrani – componente dell’esecutivo AAMOD e coordinatrice del Premio Cesare Zavattini – è emerso il lato più costruttivo e propositivo della manifestazione.




