Il primo soldato francese cade in Iraq, Macron: “Attacco inaccettabile”
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Redazione Interno
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La tensione in Medio Oriente, già elevatissima dopo l’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran cominciata il 28 febbraio scorso, registra ora una vittima tra le fila della coalizione occidentale. Un sottufficiale francese, il maresciallo capo Arnaud Frion, appartenente al settimo battaglione cacciatori alpini di Varces, è stato ucciso ieri sera in un attacco con droni contro la base militare di Mala Qara, situata a una quarantina di chilometri a sud-ovest di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Oltre alla vittima, l’unica finora, l’incidente ha provocato il ferimento di altri sei commilitoni, attualmente ricoverati in strutture ospedaliere della zona in attesa di essere rimpatriati. Il presidente francese Emmanuel Macron ha rotto il silenzio nella notte con un messaggio pubblicato sul suo profilo X, nel quale ha espresso “le più sentite condoglianze” e la “solidarietà della nazione” ai familiari e ai colleghi del caduto, sottolineando come la presenza dei suoi soldati in Iraq sia inquadrata “nel rigoroso quadro della lotta al terrorismo” portata avanti contro Daesh sin dal 2015. Per Parigi, si tratta del primo militare a cadere nel contesto del nuovo conflitto allargato che sta infiammando la regione, un evento che ha spinto il governo a convocare d’urgenza un Consiglio di difesa per valutare la situazione e le eventuali contromisure da adottare.
Dalla base italiana colpita alla replica delle milizie sciite
L’azione letale contro il contingente francese giunge a poche ore di distanza da un altro attacco, per fortuna senza conseguenze gravi per i nostri connazionali, che aveva preso di mira Campo Singala, la base principale delle forze italiane a Erbil. In quel caso, come raccontato dal comandante del contingente, colonnello Stefano Pizzotti, un drone era riuscito a eludere le difese e a centrare la struttura della pizzeria “Il Fortino”, causando danni materiali ma nessun ferito, poiché tutto il personale, circa 120 militari, era già stato fatto confluire nei bunker a seguito dell’attivazione dei protocolli di sicurezza. L’attacco, secondo quanto riferito da fonti locali e diplomatiche riportate dal Corriere della Sera, sarebbe stato condotto da milizie sciite irachene legate all’Iran, in particolare dal gruppo Saraya Awliya al-Dam, piuttosto che direttamente da Teheran. Queste stesse fazioni, che operano al fianco di organizzazioni più note come i Kataib Hezbollah, stanno moltiplicando le loro azioni contro gli interessi occidentali in risposta ai recenti raid dell’aviazione statunitense che hanno preso di mira le loro postazioni nelle aree di Mosul e Kirkuk, causando decine di vittime. Sono loro, infatti, a costituire la minaglia più immediata per i circa 2.500 militari italiani sparsi tra Iraq, Kuwait, Qatar, Libano e Giordania, una presenza che il governo sta già ridimensionando in queste ore con lo spostamento di parte del personale in Giordania e la pianificazione di un rientro via terra per altri 141 soldati attraverso la Turchia, come confermato dal ministro della Difesa Guido Crosetto.
L’ombra di Ashab al-Kahf e la risposta di Teheran
La responsabilità dell’attacco costato la vita al maresciallo Frion è stata rivendicata da un gruppo armato sciita filo-iraniano che si firma Ashab al-Kahf, una sigla che in arabo significa “la comunità della caverna”. In un messaggio diffuso su Telegram, l’organizzazione ha dichiarato che l’azione costituiva una risposta all’invio della portaerei francese Charles de Gaulle nel Mediterraneo orientale e alla presenza di navi da guerra transalpine nello Stretto di Hormuz, preannunciando che d’ora in avanti “tutti gli interessi francesi in Iraq e nella regione saranno sotto il fuoco” delle loro incursioni. Non si tratta, però, di una rivendicazione esplicita e diretta dell’attentato, quanto piuttosto di una dichiarazione di intenti che segue di poche ore la notizia della morte del militare. Il gruppo, apparso per la prima volta nel 2019, si è distinto in passato per azioni contro gli americani in Iraq, spesso come forma di ritorsione per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, e la sua minaccia ora si allarga alla Francia in un momento di massima allerta per tutte le basi della coalizione internazionale. La replica di Macron non si è fatta attendere e, pur non menzionando esplicitamente l’Iran, ha chiarito che “la guerra in Iran non può giustificare attacchi di questo tipo”.
La base di Erbil nel mirino e la complessità dello scacchiere iracheno
La regione autonoma del Kurdistan iracheno e il suo aeroporto internazionale sono ormai diventati un obiettivo quasi quotidiano per droni e missili. Dall’inizio della guerra, lo ricordano fonti militari italiane citate da Il Giornale, si contano centinaia di lanci, per lo più neutralizzati dalle batterie antimissile americane Patriot, ma non sempre intercettati con successo, come dimostra l’attacco andato a segno a Mala Qara. L’area è particolarmente complessa perché ospita forze di paesi diversi con mandati differenti: se la Francia, come l’Italia, partecipa alla Coalizione internazionale anti-Isis con compiti di addestramento delle forze curde Peshmerga, la presenza statunitense è vista come il vero bersaglio primario dalle fazioni sciite. Queste milizie, che un tempo hanno combattuto al fianco degli americani contro il fondamentalismo sunnita, oggi rivendicano un’agenda di espulsione di tutti gli stranieri, sfruttando la copertura fornita dal conflitto tra Israele e Iran. Il paradosso, evidenziato da analisti locali, è che l’attacco contro i francesi potrebbe essere opera di combattenti formalmente integrati nelle forze di sicurezza irachene o comunque tollerati da Baghdad, un dettaglio che complica ulteriormente la possibilità di una risposta militare diretta senza innescare una spirale incontrollabile nel paese.




