Artemis 2, come scaricare le foto Nasa in risoluzione originale gratis

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il ritorno della capsula Integrity nelle acque del Pacifico, avvenuto ormai una settimana fa con un ammaraggio preciso al largo di San Diego, ha chiuso una missione storica durata dieci giorni -3-10; ma se gli occhi del mondo erano puntati sui quattro astronauti – Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen – appena estratti dal modulo di rientro, un’altra eredità di Artemis 2 sta circolando silenziosamente in rete. Si tratta delle immagini scattate durante il volo, quelle che ritraggono la superficie lunare da prospettive mai viste, la Terra sospesa nel nero cosmico o i dettagli tecnici della navicella Orion, e che l’agenzia spaziale statunitense ha deciso di rilasciare gratuitamente in altissima definizione.

Il problema, come spesso accade di fronte a queste montagne di dati, non è la disponibilità delle fotografie – la Nasa le offre a chiunque – ma la capacità effettiva di recuperarle senza perdere qualità. Molti, di fronte ai portali ufficiali un po’ farraginosi, finiscono per accontentarsi di screenshot approssimativi o di copie riciclate da articoli di giornale e profili social, dove la risoluzione viene invariabilmente compressa. E così, un’immagine pensata per essere ammirata nei suoi dettagli più minuti – magari la curvatura di un cratere o la trama del modulo di servizio – diventa un’ombra di sé stessa. Per non parlare di chi, con un gesto ormai meccanico, blocca lo schermo dello smartphone sperando di conservare qualcosa che, invece, andrebbe scaricato come si deve.

Il metodo ufficiale per ottenere le foto in alta risoluzione

La procedura corretta, se si vuole portarsi a casa un pezzo di questa missione senza compromessi, è più lineare di quanto si creda. La Nasa ha allestito una galleria dedicata all’interno del proprio archivio immagini, quella che molti definiscono la “lunar library” – un termine che rende bene l’idea della mole di materiale custodito. Qui, navigando tra le cartelle che documentano ogni fase del volo, si possono selezionare le fotografie una a una e scaricarle direttamente sul proprio dispositivo, conservando la risoluzione originale. Alcune testate hanno segnalato che la stessa agenzia ha confezionato una collezione specifica di diciassette wallpaper per cellulari, ottimizzati per schermi piccoli ma senza sacrificare la definizione, e disponibili in un formato JPEG di circa un megabyte l’uno.

Ma la vera ricchezza – quella che interessa un appassionato o un ricercatore – è altrove: nelle immagini non ritoccate per l’uso quotidiano, quelle che si trovano sparse nelle pagine tecniche del sito. Per recuperarle, basta cercare la sezione “Multimedia” o l’archivio fotografico dedicato alle missioni in corso, e da lì spingersi fino ai set di Artemis 2. Una volta aperto lo scatto prescelto – che potrebbe mostrare un eclisse vista dall’orbita o la calotta bianca della Terra che spunta dietro l’orizzonte lunare – occorre resistere alla tentazione del tasto destro del mouse e del “salva immagine” così com’è: molte gallerie Nasa offrono più formati, e la versione “originale” o “full resolution” è quasi sempre nascosta in un menu a tendina o in un link separato.

Da smartphone e computer: come impostarle come sfondo

Una volta ottenuto il file, la tentazione di trasformarlo in uno sfondo è quasi automatica. Per chi usa un iPhone, il procedimento è rapido: dopo aver salvato la foto nella galleria, basta aprirla, premere il tasto di condivisione (quello con la freccia che esce da un riquadro) e scegliere “Usa come sfondo”. Il sistema operativo permette poi di regolare l’inquadratura, spostando la foto con due dita per centrare il dettaglio desiderato, e di decidere se applicarla alla schermata di blocco, a quella principale o a entrambe. Su Android, il gesto è simile: una volta nella galleria, si apre l’immagine, si tocca il menu con i tre puntini e si seleziona “Imposta come sfondo”. Anche qui, si può scegliere se riempire tutto lo schermo o adattare l’immagine senza tagli.

Per chi invece lavora al computer, il discorso cambia leggermente. Su Windows, una volta scaricato il file nella cartella “Download”, basta cliccarci sopra con il tasto destro e selezionare “Imposta come sfondo del desktop”. Se l’immagine appare stirata o mal ritagliata, si può intervenire dalle impostazioni di personalizzazione, cercando nel menu di avvio la voce “Sfondo” e giocando con i parametri di “adattamento” – “riempimento” e “adatta” sono di solito le opzioni che funzionano meglio. Su macOS, il gesto è ancora più immediato: tasto destro sull’immagine scaricata e “Imposta immagine del desktop”. Per i perfezionisti, le preferenze di sistema offrono poi un pannello dedicato agli sfondi, dove si può decidere se l’immagine debba coprire tutto lo schermo o essere centrata.

Un viaggio di dieci giorni, un archivio che resta

La missione Artemis 2, con il suo perimetro attorno alla Luna e il ritorno sulla Terra dopo oltre cinquant’anni dall’ultimo viaggio umano in acque così profonde, ha prodotto un flusso di dati e immagini che la Nasa continuerà a riversare nei propri archivi per mesi. Non c’è fretta, quindi, nel recuperare il materiale: le gallerie resteranno aperte, così come l’accesso alle risoluzioni più alte. Ma la differenza, alla fine, la fa la pazienza di chi sa cercare. Perché un conto è guardare la foto di un cratere lunare su un sito di cronaca, compressa e sgranata; un altro è averla sul proprio schermo, nella sua interezza, pronta per essere esplorata pixel per pixel. È l’unico modo, forse, per tenere un pezzo di quella navicella – la Integrity – nel proprio salotto digitale, senza dover aspettare il prossimo balzo verso la superficie.

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