Conti violati, Intesa si scusa, “Mai più”. La procura indaga sui tempi degli alert

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Redazione Interno Redazione Interno   -   BARI — «Siamo molto dispiaciuti di quanto accaduto e chiediamo scusa. Non dovrà più accadere». Con queste parole, Banca Intesa ha cercato di placare lo scandalo che ha travolto il suo ormai ex dipendente, Vincenzo Coviello, il quale, in poco più di un anno, ha eseguito 6.976 accessi abusivi alle banche dati, interrogando conti correnti ed estratti conto delle carte di credito di numerosi clienti. Tra questi, figura anche il celebre pugliese Albano Carrisi, che ha espresso il suo disappunto, definendo l'accaduto come un vero e proprio atto di spionaggio, e non una semplice curiosità.

L'audit della banca ha rivelato che Coviello, dalla sua postazione nella filiale Agribusiness di Bisceglie, ha spiato i conti di almeno 3.572 persone, tra cui militari, politici, vip, sportivi e gente comune. Le sue ricerche compulsive, che arrivavano anche a una ventina al giorno, hanno sollevato numerosi interrogativi sulle sue motivazioni e sulle eventuali complicità interne. Coviello, infatti, ha dichiarato di essere stato mosso da una semplice curiosità, ma le sue affermazioni sono apparse poco credibili, soprattutto alla luce delle sue continue ricerche sui depositi dei militari, forse influenzate dal fatto che suo fratello è un carabiniere, comandante della stazione dei carabinieri di Modugno (Bari).

La procura ha avviato un'indagine per fare luce sui tempi degli alert e sulle eventuali responsabilità della banca nel non aver rilevato tempestivamente gli accessi illeciti. Le dichiarazioni di Coviello, che ha cercato di giustificare le sue azioni con motivazioni poco convincenti, hanno alimentato ulteriormente il mistero. In particolare, il nome sul quale ha effettuato più ricerche, anche nell'arco della stessa giornata, ha sollevato dubbi sulla reale natura delle sue intenzioni.

Intesa-Sanpaolo, nel tentativo di arginare i danni reputazionali, ha promesso di adottare misure più rigorose per prevenire futuri abusi e garantire la sicurezza dei dati dei propri clienti.

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