Giovanni Malagò a un passo dalla presidenza Figc: l’appoggio di calciatori e allenatori spinge il fronte del 48% in vista del voto del 22 giugno
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Redazione Sport
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Nel pieno di una tempesta giudiziaria che ha investito il mondo degli arbitri – con il supervisore Var Andrea Gervasoni che ha appena concluso un interrogatorio di oltre quattro ore davanti alla Procura di Milano, uscendo dalla caserma della Guardia di Finanza con un laconico “ho dato le risposte che dovevo” – la corsa alla successione di Gabriele Gravina alla guida della Figc accelera in modo deciso verso una soluzione che appare sempre più scontata. Giovanni Malagò, l’ex numero uno del Coni che ha lasciato la presidenza dell’organismo olimpico nel 2025 dopo dodici anni di regno, ha incassato in giornata un endorsement pesantissimo: quello dell’Associazione Italiana Calciatori (Aic) e dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio (Aiac), i quali, attraverso una nota congiunta diffusa all’Ansa, hanno di fatto indirizzato il loro 30 per cento complessivo dei voti – esattamente il 20 dei calciatori e il 10 dei tecnici – verso il manager romano.
La partita, se così si può ancora definire, si gioca ormai su numeri che inchiodano lo scenario: a questo 30 per cento si somma il 18 per cento già garantito dalla Lega di Serie A. Una quota, quella dei club di massima serie, che il presidente Ezio Simonelli ha definito “quasi totalitaria” nella giornata di ieri, forte del sostegno pubblico di diciannove società su venti. Il conto, in attesa che Malagò sciolga formalmente le ultime riserve entro la fine della prossima settimana – “per rispetto degli incontri fissati con le assemblee di Serie B e C”, ha fatto sapere – porta il suo potenziale bacino di consenso al 48 per cento dei voti del Consiglio Federale, a un passo cioè dalla maggioranza assoluta del 50 più uno necessaria per aggiudicarsi l’elezione del prossimo 22 giugno.
Il documento che cambia gli equilibri e le ragioni di una convergenza
Non si tratta di un semplice gradimento, tantomeno di una dichiarazione di circostanza. Il documento firmato da Aic e Aiac, consultato dall’agenzia Agi, è denso di riferimenti programmatici e tradisce un lavoro sotterraneo delle ultime settimane: “Nel corso degli incontri e dei confronti – si legge nella nota – sono emerse importanti convergenze sui principali punti programmatici quali il Club Italia, la sostenibilità e le riforme, il progetto tecnico-sportivo e il calcio femminile”. Una visione di “politica sportiva”, proseguono le due associazioni, che parte dall’impulso iniziale della Lega di Serie A e che in questa delicatissima stagione federale offre garanzie di sistema. E a proposito di sistema, l’aggettivo “delicata” non è certo un eufemismo: il calcio italiano esce dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali (con la Bosnia che ha spazzato via le residue speranze azzurre) e si ritrova a fare i conti con un’inchiesta milanese che ha messo in ginocchio la classe arbitrale, con il designatore Gianluca Rocchi e lo stesso Gervasoni finiti nel mirino per presunte frodi sportive.
L’altra faccia della medaglia: Abete e il peso dei dilettanti
A rendere la partita teoricamente ancora aperta – ma solo teoricamente – è la figura di Giancarlo Abete. L’attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che vale da sola il 34 per cento dei voti, ha infatti confermato la propria candidatura e non ha alcuna intenzione di gettare la spugna. Abete, che già guidò la Federazione dal 2007 al 2014, rappresenta la continuità territoriale e il mondo del calcio di base, un blocco storico che pesa come un macigno nell’assemblea elettiva. E tuttavia, per Abete raggiungere quella fatidica soglia del 50 per cento senza l’appoggio delle componenti tecniche – che sono appena andate da Malagò – appare una corsa in salita di una ripidezza impressionante. Il destino del voto del 22 giugno, in questo senso, potrebbe passare più dalle defezioni che dalle conquiste: se anche solo una parte dei voti della Serie B (6 per cento) o della Lega Pro (12 per cento) dovesse confluire nel fronte che sostiene l’ex Coni, la maggioranza sarebbe raggiunta senza neppure bisogno di un secondo scrutinio.
Le ultime incertezze e un’attesa che durerà pochi giorni
Malagò, da par suo, gioca la carta della prudenza pur tenendo saldamente in mano il coltello dalla parte del manico. La sua strategia è chiara: ringraziare pubblicamente per la fiducia ricevuta, sottolineare la “responsabilità” aggiuntiva che questi endorsement comportano e rimandare la decisione definitiva entro il prossimo fine settimana. Un passo indietro, a questo punto, risulterebbe clamoroso e quasi autocontraddittorio rispetto alla mole di consensi trasversali che lo investe. La Lega Serie A, attraverso una nota che esprime “favore” per la posizione di Aic e Aiac, ha parlato di “segnale importante di unità e responsabilità”. Parole che suonano come un’investitura, un passaggio di consegne morale che anticipa quello fattuale delle urne. Fra meno di un mese, salvo colpi di scena dettati dagli sviluppi dell’inchiesta milanese, la Federcalcio avrà il suo nuovo presidente. E il nome, con il consenso dei calciatori e dei tecnici che rappresentano la materia prima del gioco, sembra ormai scritto.




