Sayf, secondo a Sanremo per uno 0,3%: “Ho perso ai rigori raccontando l’Italia e facendo il Ramadan”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La sera del verdetto, all’Ariston, il display ha spento ogni speranza di ribaltone con la freddezza di un rigore sul quale il portiere indovina l’angolo: 22,2 per cento contro 21,9. Una manciata di decimali, lo 0,3 per cento che separa la gloria da un piazzamento comunque memorabile, ha fatto di Adam Viacava, in arte Sayf, il secondo classificato del Festival di Sanremo 2026 alle spalle di Sal Da Vinci. Una sconfitta che il rapper ligure, classe 1999 e con alle spalle un'estate di successi insieme a Marco Mengoni e Rkomi, ha commentato con la metafora sportiva più calzante, quella degli undici metri, sottolineando come la sua avventura sul palco più importante d’Italia si sia conclusa con il sorriso di chi, partito senza alcuna aspettativa dichiarata, si è ritrovato a lottare per il Titolo fino all’ultimo voto utile.
E il paradosso, per Sayf, è che quel responso di misura non racconta affatto la preferenza del pubblico. Se il verdetto fosse stato demandato esclusivamente al televoto, il meccanismo che più di ogni altro fotografa il gradimento popolare spontaneo, il trionfo avrebbe avuto il sapore del rap ligure e delle sue atmosfere jazzate: l’artista di origini tunisine avrebbe vinto con il 26,4 per cento delle preferenze, staccando nettamente il rivale Sal Da Vinci, fermo al 23,6. A ribaltare l’esito e a consegnare la vittoria al cantautore partenopeo è stato il peso combinato delle giurie, quella della sala stampa e quella delle radio, che con i loro 33 per cento di incidenza ciascuna hanno composto quel 22,2 per cento totale che per Sayf si è tradotto in una sconfitta ai punti, o meglio, ai rigori.
La sua permanenza a Sanremo, però, è stata molto più di una semplice partecipazione. Sayf ha portato sul palco un’Italia complessa e stratificata, quella che nel suo brano in gara, “Tu mi piaci tanto”, cita le alluvioni in Emilia e Liguria, la figura di Luigi Tenco morto proprio in quella città, e persino lo slogan di un noto imprenditore, incastonando riferimenti sociali in un ritornello d’amore ipnotico. Un racconto che affonda le radici in una storia personale fatta di due sponde del Mediterraneo: quella ligure del padre e quella tunisina della madre Samia, presenza costante della sua settimana sanremese e compagna d’eccezione sul palco durante la serata delle cover, quando si è esibito in un acclamato “Hit the road Jack” con Alex Britti e Mario Biondi che gli è valso il secondo posto in quella specifica classifica.
Sayf, un debutto tra la tromba del nonno, il pane sfornato e una madre dal pancione
L’esordio di Sayf all’Ariston, se possibile, è stato ancora più clamoroso se si considera il suo background e la genuinità del suo percorso. Ragazzo cresciuto tra Rapallo e Santa Margherita Ligure, con il sogno giovanile di fare il pilota presto accantonato per la passione dello studio della tromba, iniziato alle scuole medie e proseguito come marchio di fabbrica della sua musica. Un’umiltà che lo ha portato, come ha raccontato la madre Samia, a lavorare in un panificio pur di non pesare sulle finanze familiari e autofinanziarsi le prime registrazioni, un dettaglio umano che lo ha reso immediatamente simpatico al grande pubblico anche quando, nelle pause del Festival, lo si è visto improvvisarsi barista in un locale di Sanremo.
Proprio la figura materna è stata centrale nella narrazione della sua settimana. Samia, tunisina, interprete in tribunale e poi receptionist, ha accompagnato il figlio in ogni passo, raccontando ai microfoni come Adam, ancor prima di nascere, "sentisse la musica e ballasse già dal pancione". Un legame fortissimo, quello tra i due, che Sayf ha voluto condividere con il pubblico portandola sul palco e sottolineando come l'orgoglio di avere accanto la persona più importante della vita abbia arricchito l’intera esperienza, al di là della posizione in classifica. Il suo ramadan osservato, nonostante non si definisca un praticante, e il suo non volersi chiudere in etichette religiose, dichiarandosi anzi "peccatore per entrambe le religioni", hanno aggiunto ulteriore profondità a un profilo artistico che rifugge le semplificazioni.
Se si isola il dato del televoto, insomma, Sayf è stato il vero vincitore morale della kermesse. Un successo che lui stesso ha paragonato all’impresa del Leicester di Claudio Ranieri, squadra partita per salvarsi e finita campione d’Inghilterra, per sottolineare come la sua squadra, composta da persone che "non facevano questo mestiere", abbia compiuto un'impresa sportiva e musicale insieme. Un’impresa che parla a un’Italia giovane e meticcia, la stessa che nei suoi versi viene raccontata senza filtri, con la durezza delle alluvioni e la dolcezza di un "tu mi piaci tanto" che è diventato un tormentone capace di unire generazioni diverse.
Il fotofinish dell’Ariston e la rivincita del pubblico da casa
La volata finale per il podio ha avuto i numeri di una corsa a cronometro. Dopo una settimana che lo aveva visto consolidarsi nelle posizioni di vertice, Sayf è arrivato alla supersfida finale tra i cinque big insieme ad Arisa, Ditonellapiaga, Fedez e Masini e, appunto, Sal Da Vinci. Nella supersfida finale, dove il televoto era limitato a un voto per utente per evitare distorsioni, il pubblico ha premiato senza esitazione il suo racconto fresco e contemporaneo. Le percentuali del solo televoto parlano chiaro: Sayf 26,4, Sal Da Vinci 23,6, a dimostrare che il cuore del pubblico batteva forte per le sue melodie e per quel testo che, citando persino le "botte delle piazze", prova a cantare la complessità italiana senza banalizzarla.
Ma il regolamento, con il suo bilanciamento tra i tre attori in gioco, ha premiato la tradizione e il consenso critico di Sal Da Vinci. La giuria delle radio e quella della sala stampa, tv e web hanno composto il sorpasso che ha lasciato Sayf a un passo dal podio più alto. Un esito che il diretto interessato ha commentato con la sportività di chi, comunque, ha centrato un obiettivo ben più grande di una semplice partecipazione. Non c’è rammarico nelle sue parole, solo la consapevolezza di aver rappresentato, come ha spiegato, un’Italia che ama nonostante tutto, un paese "incasinato" ma per lui "veramente il migliore a livello di qualità della vita, di cucina, di cultura". E mentre il vincitore festeggiava, Sayf lasciava l’Ariston con la certezza di aver conquistato un pezzo di pubblico che difficilmente dimenticherà il suo nome.




