Cinema e papato: i 5 ( 1) film da recuperare, oltre "Conclave"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La scomparsa di papa Francesco, figura centrale non solo per i credenti ma per l’intero scenario geopolitico del XXI secolo, riaccende l’interesse su come il cinema abbia raccontato il papato. Jorge Mario Bergoglio, 266° pontefice, ha rivoluzionato l’immagine tradizionale del successore di Pietro, privilegiando un linguaggio diretto e una gestualità quotidiana che lo hanno reso più accessibile persino alla rappresentazione cinematografica. Se Conclave, il thriller di Edward Berger tratto dal romanzo di Robert Harris, è diventato d’attualità per la sua trama che immagina intrighi e segreti dopo la morte di un papa, altri film hanno esplorato questa istituzione con toni e prospettive diverse.

Uscito nelle sale italiane lo scorso dicembre, Conclave ricostruisce con precisione quasi documentaristica – sebbene in un’ottica di finzione – i meccanismi che si innescano alla scomparsa del pontefice. Berger, regista svizzero già noto per lavori di tensione narrativa, dipinge un affresco di potere e ambizioni, con un finale che ribalta ogni aspettativa. La pellicola, benché nata come opera d’intrattenimento, sembra oggi assumere un valore quasi premonitore, sebbene il suo legame con la realtà si limiti alla coincidenza temporale.

Ma il cinema ha affrontato il tema del papato anche attraverso storie vere o rielaborazioni più intimiste. Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti, per esempio, mescola ironia e riflessione esistenziale, mostrando un cardinale eletto papa che, colto dal panico, rifiuta il ruolo. La commedia, che sfiora il grottesco senza mai perdere di vista la profondità psicologica, mette in scena un Vaticano umanizzato, lontano dall’aura ieratica dei suoi predecessori.

Più drammatico Il papa buono (2003), dedicato a Giovanni XXIII: Alberto Sordi, in una delle sue ultime interpretazioni, ne restituisce l’umiltà e il coraggio delle riforme, dal Concilio Vaticano II alla storica apertura al dialogo. Un ritratto che, pur senza evitare qualche concessione agiografica, rimane tra i più riusciti sul piano emotivo.

Se si cerca invece un approccio critico, Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini include una delle rappresentazioni più celebri – sebbene secondaria – di Pio XII, visto attraverso gli occhi di un sacerdote partigiano (Aldo Fabrizi). Il film, capolavoro del neorealismo, non indulge in ritratti edificanti, ma mostra la Chiesa come attore ambiguo in un’Italia lacerata dalla guerra.

Infine, The Two Popes (2019) di Fernando Meirelles, con Anthony Hopkins e Jonathan Pryce, immagina i dialoghi tra Benedetto XVI e Bergoglio prima del passaggio di consegne. Pur prendendo licenze narrative, la pellicola cattura il contrasto tra due visioni della fede, restituendo al contempo la complessità di un’istituzione in bilico tra tradizione e cambiamento.

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