Il quinto giorno di guerra, razzi su Beirut e incursioni nel sud del Libano: nuovi raid israeliani colpiscono anche l’entroterra
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Corpi senza vita estratti dalle macerie di un edificio residenziale a Baalbek, un antico e simbolico centro dell’est, e soccorritori al lavoro per cercare dispersi tra gli appartamenti sventrati; famiglie intere, poche ore più tardi, costrette a trascorrere la notte all’addiaccio nelle piazze e sui marciapiedi di Beirut dopo essere fuggite dalle periferie meridionali della capitale, quelle finite sotto le bombe. È la cronaca del quinto giorno di questa nuova, violentissima fase del conflitto mediorientale, una cronaca che si arricchisce ora di particolari agghiaccianti e di un quadro operativo in progressiva espansione.
L’esercito israeliano, dopo aver lanciato nei giorni scorsi volantini e messaggi audio – tra cui quello diffuso dal portavoce in lingua araba – per intimare alla popolazione di lasciare i villaggi a sud del fiume Litani, ha ora allargato il perimetro delle proprie operazioni di terra. Fonti libanesi e resoconti dell’Agenzia Nazionale d’Informazione confermano che le truppe delle Forze di Difesa israeliane sono rientrate a Khiam, località del sud del paese da cui si contano circa sei chilometri in linea d’aria dal confine, segnando un avanzamento rispetto alle posizioni precedentemente occupate dopo gli scontri del 2024. Un movimento che non rappresenta, secondo gli analisti militari citati dalla stampa internazionale, una mera operazione di "pattugliamento", bensì un consolidamento del dispiegamento in funzione anti-Hezbollah, sebbene lo Stato Maggiore israeliano non abbia rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla portata esatta della penetrazione.
Parallelamente all’incursione terrestre, l’aviazione ha ripreso a martellare obiettivi sparsi sul territorio libanese con un’intensità che non risparmia più soltanto le roccaforti tradizionali del Partito di Dio. Nelle scorse ore, i raid hanno preso di mira anche Aramoun e Saadiyat, due centri a sud di Beirut che non figurano tra i feudi storici del movimento sciita, e ciò ha provocato, secondo il ministero della Salute libanese, un primo bilancio di almeno sei vittime e otto feriti, un numero che gli operatori della Protezione Civile e della Croce Rossa libanese temono possa aumentare man mano che proseguiranno le operazioni di sgombero delle macerie.
L’attacco più grave, in termini di numero di vittime accertate, rimane comunque quello sferrato contro un edificio residenziale a Baalbek, nel profondo est del paese: lì i razzi israeliani hanno ucciso cinque persone e ne hanno ferite altre quindici, mentre si continua a cercare tre dispersi, forse ancora sepolti sotto i detriti di quello che fino a poche ore prima era un condominio popolato da famiglie. Un portavoce della Direzione della Difesa Civile nella valle della Beqa' ha confermato che le ricerche procedono senza sosta, coordinate con le autorità municipali locali. A rendere ancora più drammatico il quadro, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che tra i caduti di queste ore figurano anche tre soccorritori, colpiti mentre prestavano assistenza ai feriti in un’area del distretto di Tiro, a dimostrazione di come anche il personale medico e umanitario si trovi esposto ai rischi del fuoco incrociato.
Il fronte bellico, come ormai evidente, non è più contenibile entro i confini israelo-libanesi. Dalla notte scorsa, gli Houthi yemeniti e le milizie sciite irachene hanno intensificato il lancio di droni e missili verso il territorio israeliano, mentre nel Golfo Persico si registrano attacchi a impianti e navi: il ministero della Difesa kuwaitiano ha reso noto di aver intercettato "obiettivi aerei ostili", ma una bambina di undici anni è morta per la caduta di schegge di un missile in una zona residenziale di Kuwait City, un evento che testimonia la deriva incontrollabile del conflitto. Nello Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il traffico petrolifero mondiale, l’UKMTO britannico ha segnalato danni a un mercantile colpito da un proiettile, anche se l’equipaggio è riuscito a mettersi in salvo senza conseguenze fisiche.




