Ilia Malinin, il «dio dei quadrupli» che sfida la fisica e adesso ipotizza il salto quintuplo
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Redazione Sport
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C’è un attimo, quando il pattinatore spicca il volo dal ghiaccio e il rumore delle lame si azzera, in cui lo sport diventa un esercizio di pura resistenza contro la gravità. Ilia Malinin, ventunenne nato a Fairfax in Virginia e già soprannominato «Quad God» — il dio dei quadrupli, per l’appunto —, questo attimo lo sta allungando fino a trasformarlo in un’epoca. Nella sua prima avventura olimpica, Milano Cortina 2026, il fenomeno statunitense ha già incassato l’oro nella gara a squadre -2-5; vi ha contribuito con un programma libero da 200,03 punti, infilando cinque salti quadrupli e quel backflip — il salto mortale all’indietro — rimasto proibito per cinquant’anni e da lui riportato in pista non appena la federazione ne ha revocato il bando nel 2024 -6-7. Eppure, mentre l’Italia lo acclama e Novak Djokovic — presente sugli spalti — si alza in piedi, Malinin trattiene ancora la mossa che il mondo aspetta: il quadruplo Axel.
La sua storia, del resto, è scritta nel ghiaccio di famiglia. La madre Tat’jana Malinina e il padre Roman Skorniakov, entrambi ex pattinatori olimpici per l’Uzbekistan a Nagano 1998 e Salt Lake City 2002, lo hanno allenato fin da bambino nello SkateQuest della Virginia -5-7. Lo volevano calciatore, all’inizio; fu lui, a tredici anni, a imporre la prima virata dopo un quadruplo riuscito: «Sono sorprendentemente bravo», disse, e i genitori dovettero arrendersi all’evidenza -5. Da allora la traiettoria è stata lineare, quasi inesorabile. Campione mondiale junior nel 2022, poi due titoli iridati consecutivi — Montréal 2024 e Boston 2025 —, quattro campionati nazionali e una sequenza di quattordici vittorie consecutive interrotta solo dall’argento giapponese Yuma Kagiyama nel corto a squadre di questi Giochi -6-10.
Sul ghiesso milanese, però, Malinin sta dosando le cartucce. Nel programma corto dell’individuale maschile ha condotto con 108,16 punti, piazzando un quadruplo flip, un quadruplo lutz e ancora il backflip, ma non il famigerato Axel da quattro giri e mezzo -1-4. La domanda, insistita, gli rimbalza addosso dalle tribune e dalle salette stampa: quando lo farà? Lui, che quello stesso salto lo ha eseguito per primo nella storia in competizione internazionale già nel 2022 e che lo ripete abitualmente in allenamento, continua a rispondere con la prudenza del calcolatore. «Spero di sentirmi abbastanza bene venerdì da poterlo fare», ha spiegato, «ma la salute e la sicurezza restano la priorità. Non voglio che diventi una scommessa» -9.
E il quintuplo? Perché il passo successivo, nella testa di chi lo osserva, è già lì: un salto mai tentato da nessuno, cinque rotazioni sospese nel vuoto. Qualche giorno prima dell’apertura dei Giochi, in una conferenza stampa, Malinin aveva ammesso di pensarci seriamente: «Fisicamente sono pronto. Se il momento sarà giusto, potreste vederlo» -3. Poi, quasi a voler calmare l’entusiasmo, la retromarcia: «Forse, forse no. Vi tengo sulle spine» -3. Nel dicembre scorso, dopo aver stabilito il record mondiale nel libero — 238,24 punti — con sette quadrupli in un solo programma, era stato più esplicito: uno o due quintupli nel programma sono un obiettivo realistico, ma la piena attenzione sarebbe rimasta su Milano Cortina -8. «La barriera più vera arriverà quando il mio comincerà a cedere. Fino ad allora, si prova» -8.




