Vino italiano nel mirino dei dazi Usa, produttori in allarme: "Accordo Ue penalizza l'export"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’intesa raggiunta tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, che prevede l’introduzione di dazi del 15% sui vini e altri prodotti agroalimentari italiani diretti negli Stati Uniti, ha scatenato le proteste del settore. Una misura che, entrando in vigore da venerdì, rischia di compromettere un mercato da oltre un miliardo di euro, secondo le stime di Coldiretti. Se a ciò si aggiunge il deprezzamento del dollaro, il quadro per le esportazioni made in Italy diventa ancora più complesso.

La Commissione europea ha definito l’accordo come «un unico tetto tariffario statunitense onnicomprensivo», ma le reazioni dal mondo produttivo italiano sono tutt’altro che rassicurate. Francesco Ameli, segretario provinciale del Partito Democratico, ha sottolineato le conseguenze per il Piceno, dove il vino rappresenta una voce cruciale dell’economia locale. «La Vallata del Tronto, come altre zone, subirà un duro colpo», ha dichiarato, sollecitando un intervento politico per evitare che il silenzio delle istituzioni aggravi la situazione.

A preoccupare non è solo il vino, ma anche i trasformati, mentre la frutta fresca – meno esposta al mercato statunitense – sembra poter contare su un impatto limitato. Lorenzo Tersi, manager del settore vinicolo, ha spiegato che per le grandi aziende romagnole, come Caviro e Cevico, la nuova barriera doganale avrà effetti negativi ma non insormontabili. «Per chi esporta almeno il 50% della produzione, il contraccolpo ci sarà, ma sarà gestibile», ha precisato. Resta il fatto che, in un contesto già segnato da tensioni commerciali, l’accordo Ue-Usa rischia di penalizzare proprio quei prodotti che hanno fatto dell’Italia un punto di riferimento globale.

Intanto, il valore complessivo delle esportazioni agroalimentari verso gli Stati Uniti – che nel 2023 ha superato i 6 miliardi – potrebbe subire una battuta d’arresto. Un rischio concreto, considerando che molti produttori, soprattutto quelli di medie e piccole dimensioni, potrebbero trovarsi costretti a rivedere le proprie strategie. Senza contare che, in alcune zone, come la Romagna, il vino rappresenta non solo un’eccellenza ma anche un motore occupazionale.

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