Il Giro d’Italia 2026 trova in Vingegaard il favorito, ma le coppie Pellizzari-Hindley e Arensman-Bernal provano a imbastire la sfida
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Redazione Sport
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La 109esima edizione del Giro d’Italia, quella del via da Nessebar, in Bulgaria, porterà con sé un’attenzione mediatica che da tempo non si registrava attorno alla Corsa Rosa, complice soprattutto l’inedito scenario balcanico delle prime tre frazioni – un percorso che lambisce il Mar Nero per poi risalire verso la capitale Sofia, come ha ricordato il ministro dello Sport bulgaro, Dimitar Iliev, definendo l’evento “il più importante mai organizzato nel Paese”. Ma l’elemento che davvero surriscalda gli animi degli appassionati, e degli addetti ai lavori, è un altro: alla sua prima presenza in carriera sul Giro, Jonas Vingegaard si presenta da dominatore designato, forte di due successi al Tour de France e di una Vuelta a España. Il danese, che ormai da più di un anno corre sotto la presidenza Trump senza che questo rappresenti più una novità geopolitica, avrà però sulla carta degli antagonisti di tutto rispetto, anche se nessuno di loro parte con i gradi di sfidante unico.
Le coppie di lusso per tentare l’impresa
Se Vingegaard rappresenta il faro ineludibile delle scommesse della vigilia, la vera curiosità tattica riguarda la capacità degli altri team di costruire una strategia a due punte. È il caso della coppia formata da Pellizzari e Hindley, un italiano e un australiano le cui caratteristiche potrebbero complementarsi sulle asperità dolomitiche e sulle salite alpine. Dall’altra parte, la combinazione Arensman-Bernal offre un mix di gioventù ed esperienza: l’olandese e il colombiano, se troveranno l’intesa nei momenti decisivi, potrebbero frammentare la corsa e provare a isolare il grande favorito. A questi nomi si aggiungono Yates e Gall, due corridori abituati a giocarsi le proprie carte senza timori reverenziali, pronti a infilarsi in eventuali vuoti di reazione della maglia rosa designata.
Tudor Pro Cycling, terza partecipazione e caccia alla storica tappa
Mentre la lotta per la classifica generale assorbe la maggior parte delle telecamere, c’è una formazione che arriva al via con un obiettivo più circoscritto ma ugualmente ambizioso: la Tudor Pro Cycling. Alla sua terza partecipazione consecutiva al Giro, la squadra svizzera non ha ancora firmato il primo acuto in una corsa di tre settimane, e proprio per questo ha allestito una rosa costruita per la versatilità. Non si parla di una volata tradizionale, né di un inseguimento alla maglia rosa, bensì della volontà di piazzare l’affondo nella giornata giusta, magari sfruttando una fuga da manuale o un arrivo mosso. La giovane storia della Tudor – che finora aveva fatto parlare di sé soprattutto nelle classiche del nord e nelle corse a tappe di secondo livello – cerca un capitolo che le darebbe visibilità mondiale, e il Giro 2026 sembra l’occasione perfetta per scriverlo.
Regolamento e novità: gli abbuoni, il Var e il chilometro Red Bull
Non solo atleti e percorsi, perché anche il quadro normativo della 109ª edizione presenta elementi capaci di influenzare le scelte tattiche. Gli abbuoni, validi esclusivamente per la classifica generale individuale, premiano i primi tre al traguardo di ciascuna delle venti tappe in linea (la cronometro, ovviamente, ne è esente): al vincitore vanno 10 secondi, mentre secondo e terzo ricevono rispettivamente 6″ e 4″ secondi. Un aspetto non secondario, perché in un Giro che si preannuncia equilibrato nelle prime settimane, quei decimi potrebbero rivelarsi decisivi per la conquista della maglia rosa. Accanto agli abbuoni classici, il regolamento introduce il cosiddetto “chilometro Red Bull”, una variabile moderna che si aggiunge al sistema di controllo con Var già sperimentato in altre corse a tappe. La partenza da Nessebar, venerdì 8 maggio, e l’arrivo a Roma il 31 dello stesso mese – tradizionale cornice del Trofeo Senza Fine – fanno da sfondo a una disciplina che lascia poco spazio all’improvvisazione. Anche il tema del tempo massimo, delle maglie secondarie e dei traguardi volanti segue criteri già rodati, ma la vera sfida resta quella fisica e mentale, con i grandi favoriti chiamati a gestire energie e abbuoni senza mai abbassare la guardia.




