La Fagianata di Magrini e il verdetto del Giro: Pellizzari ridimensionato, Piganzoli rimandato al futuro
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Redazione Sport
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Chi cercava emozioni forti nell’ultima frazione alpina del Giro d’Italia, quella che solitamente scolpisce le gerarchie definitive, ha dovuto accontentarsi di un copione già scritto, quasi scontato nella sua drammaturgia. Le gambe, ormai, avevano detto tutto quello che dovevano dire nei giorni precedenti, e la tappa conclusiva in montagna non ha fatto altro che cristallizzare un verdetto che nell’aria già aleggiava: una classifica immutata, dove il vuoto pneumatico lasciato dalle ambizioni italiane si è riempito di silenzio e di interrogativi irrisolti.
Fondamentalmente tutto è rimasto come prima, e a fare gli onori di casa, nell’anonimato di un traguardo privo di scossoni, è stato ancora una volta il portoghese Afonso Eulalio, capace di preservare quella maglia bianca di miglior giovane che, almeno per la truppa di casa nostra, rappresenta l’unico, magro, contentino di questa Corsa Rosa 2026.
Pellizzari, un’attesa tradita: dal Tour of the Alps al tonfo nella terza settimana
Il grande dispiacere, e lo diciamo senza giri di parole, risponde al nome di Giulio Pellizzari. Il marchigiano della Red Bull, reduce da un sesto posto lusinghiero nell’edizione precedente, si presentava al via con i gradi di capitano e con una vittoria nel Tour of the Alps ancora nella gambe, un ruolino di marcia che autorizzava persino il sogno di un podio. Invece, il verdetto della terza settimana è stato impietoso: non solo un crollo, ma un’evaporazione vera e propria dalle zone nobili della classifica, conclusa ben lontano dalle posizioni che contano.
Nei commenti a caldo, chi segue il pedale con l’occhio vigile del cronista ha parlato di “Fagianata”, un’espressione colorita e priva di peli sulla lingua che inquadra perfettamente il ridimensionamento subito dal giovane talento.
La domanda che serpeggia tra gli addetti ai lavori, una di quelle che resteranno senza risposta fino alle prossime corse, è se si sia trattato di un problema di preparazione - magari aver pestato l’acceleratore troppo presto in stagione - oppure se il peso delle aspettative abbia semplicemente schiacciato un fisico non ancora pronto per una leadership così totalizzante.
Il parallelo con Sinner e la strategia per il futuro: ecco chi potrebbe emergere
C’è chi, in queste ore convulse di analisi post-Giro, ha azzardato un parallelo alto tra il “coraggio” di Pellizzari nel portare a termine la fatica - nonostante un virus che ne ha minato le gambe già dal Blockhaus - e la caparbietà mostrata da Jannik Sinner nei suoi match più difficili. Un azzardo retorico, forse, ma che serve a sottolineare un dato di fatto: il ragazzo non si è nascosto, non ha cercato alibi nella fuga, eppure il risultato numerico parla chiaro, ed è insufficiente per chi ambiva a giocarsela con i big.
A scanso di equivoci, la domanda che tutti si pongono è se vedremo un Pellizzari diverso tra due anni, magari più strutturato e consapevole, oppure se questa sia stata l’occasione persa di un talento destinato a restare incompiuto. Molto dipenderà dall’analisi interna della squadra, anche se il terzo posto dell’australiano Hindley dimostra come la struttura tecnicamente ci sia, ma manchi ancora l’uomo del destino per la classifica.
La terza settimana e il dominio straniero: uno specchio amaro per il ciclismo italiano
Passando in rassegna l’andamento delle tappe alpine, sarebbe da ingenui pensare che la mancanza di Vingegaard - inarrivabile dominatore della scena - potesse aprire scenari diversi per i nostri portacolori. Al contrario, la gente di classifica era in prima linea alla ricerca di miglioramenti, eppure qualcuno, come Arensman, ha raccolto solo peggioramenti, mentre il vuoto lasciato dalla Maglia Rosa del danese non è stato colmabile.
Eulalio è stato bravo a resistere, amministrando il vantaggio accumulato nella prima parte, ma si è trattato di un’impresa solitaria che ha messo ancora più in risalto l’assenza di un italiano nei piani alti. Per trovare un riferimento azzurro in classifica, bisogna scorrere la lista fino all’ottavo posto, dove spunta il nome di Davide Piganzoli, ultimo arrivato in zona podio virtuale ma ancora troppo acerbo per pensare di impensierire la concorrenza internazionale.
Qualcuno, guardando al futuro, invita ad avere pazienza con Piganzoli, suggerendo di valutare il suo reale potenziale solo tra un paio di stagioni, quando avrà maturato quei chilogrammi di muscoli e quell’esperienza che oggi sembrano mancargli. Per ora, insomma, la terza settimana ha consegnato un’Italia a due velocità: lenta nella corsa rosa e velocissima nel fiondarsi verso altri lidi, quasi il Giro maschio non fosse più una priorità né per chi lo organizza, né per chi dovrebbe vincerlo.




