Mantovano: "La magistratura blocca sicurezza, espulsioni e industria"
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Redazione Interno
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Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha rilanciato con toni durissimi la polemica contro la magistratura, individuando in una serie di pronunce giudiziarie l'origine di quello che, a suo dire, è un blocco generalizzato dell'azione di governo in settori nevralgici. Secondo l'esponente di Fratelli d'Italia, che si è espresso nel corso della trasmissione "10 Minuti" su Rete 4, esisterebbe una "invasione di campo" da parte delle toghe, le quali, attraverso le loro decisioni, paralizzerebbero non solo le espulsioni e le politiche sulla sicurezza ma anche la politica industriale, come nel caso emblematico dell'Ilva, e persino lo sviluppo urbanistico di una metropoli come Milano, fermo ormai da due anni a causa di un provvedimento di un gruppo di pubblici ministeri che, come ha sottolineato con amarezza, "è franato al primo vaglio".
L'apertura condizionata sulla separazione delle carriere
Pur mantenendo una posizione di fermezza, Mantovano ha tuttavia lasciato intravedere uno spiraglio negoziale riguardo alla legge attuativa sulla separazione delle carriere, uno dei cardini della riforma della giustizia su cui si voterà prossimamente. "Se al referendum dovessero vincere i sì", ha affermato il sottosegretario, quell'aspetto specifico potrebbe diventare "trattabile", quasi un invito a "deporre le armi" da entrambe le parti. Un gesto che, sebbene definito "politicamente significativo" dopo l'incontro a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio e l'Associazione Nazionale Magistrati, non ha sinora prodotto i frutti sperati, dato che, a suo dire, dall'Anm è arrivato solo un netto rifiuto a emendare la riforma, considerata inemendabile.
La replica alle critiche dell'opposizione
Mantovano ha poi rispedito al mittente le accuse di chi, come il Pd e la stessa Associazione Nazionale Magistrati, parla di "pieni poteri" assegnati all'esecutivo dalla riforma. "I pieni poteri", ha controbattuto con veemenza il sottosegretario, "ce li hanno le Procure non certo il governo", ribaltando così l'argomento utilizzato dagli avversari. Secondo la sua ricostruzione, è proprio l'eccesso di potere giudiziario a logorare il normale svolgimento delle funzioni amministrative e a creare situazioni di stallo, lasciando intendere che sono le procure a esercitare un'influenza eccessiva su materie delicate come i rimpatri, la grande industria e la gestione dell'ordine pubblico.
Il confronto che non decolla
La posizione di Mantovano delinea quindi un confronto istituzionale che fatica a trovare punti di contatto, nonostante i tentativi di dialogo formalmente avviati. Il sottosegretario ha paragonato implicitamente l'intransigenza dei magistrati a un'azione sindacale estrema, notando come nemmeno la Cgil, nelle sue pur aspre contestazioni, avanzi richieste in forma di ultimatum così perentorie. Una situazione di stallo che, a suo giudizio, non fa che alimentare un conflitto di attribuzioni che si ripercuote direttamente sulla capacità del Paese di affrontare e risolvere questioni fondamentali per la sua economia e la sua sicurezza.




