Teheran, decapitata l’intelligence dei Pasdaran: uccisi Khademi e Bagheri

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È un lunedì di sangue quello appena trascorso per i vertici della sicurezza iraniana, con due operazioni chirurgiche portate a segno nel cuore della capitale che hanno decapitato, di fatto, l’apparato di intelligence dei Guardiani della Rivoluzione. Il generale di brigata Seyed Majid Khademi, capo dell’Organizzazione di intelligence dei Pasdaran (Irgc), è stato il primo obiettivo dichiarato: ucciso in un attacco aereo mirato, la sua eliminazione è stata immediatamente rivendicata da Israele, con il ministro della Difesa Israel Katz che ha commentato l’operazione come parte di una caccia senza soste ai leader terroristici. A rendere ancora più complessa la situazione per Teheran, le stesse Forze di difesa israeliane (Idf) hanno confermato poche ore dopo l’uccisione di un altro uomo chiave: Asghar Bagheri, comandante dell’Unità per le Operazioni Speciali della Forza Quds, un, quest’ultimo, che rappresenta il braccio armato dei Pasdaran all’estero.

Una catena di comando nel mirino

L’incarico di Khademi, va ricordato, era durato poco più di un anno: subentrato al generale Mohammad Kazemi nel giugno del 2025, la sua nomina era già stata una risposta alla sanguinosa guerra di logoramento che da mesi colpisce le alte sfere del regime. Il suo ruolo, cruciale per la sicurezza nazionale, non si limitava alla gestione delle minacce esterne ma includeva, secondo le accuse israeliane, la pianificazione di attacchi contro obiettivi occidentali e una stretta sorveglianza dei dissidenti interni. Con la sua dipartita, Israele ha inferto un colpo quasi letale alla capacità analitica e operativa dell’apparato paramilitare, lasciando un vuoto di comando difficile da colmare in un momento di guerra totale. Parallelamente, l’eliminazione di Bagheri, a capo dell’unità dal 2019, priva Teheran di uno degli strateghi militari più esperti, specialmente in quell’area siro-israeliana dove i confronti sono stati più accesi.

La promessa di una "vendetta schiacciante"

La reazione dei Guardiani della rivoluzione non si è fatta attendere, ed è arrivata attraverso i toni minacciosi e solenni che caratterizzano i momenti di maggiore tensione. In una nota ufficiale diffusa dal dipartimento relazioni pubbliche dell’Irgc, l’organizzazione ha giurato che la morte del loro capo dell’intelligence non resterà impunita, annunciando l’Operazione "Vendetta Schiacciante". "Il nemico malvagio e disperato – si legge nel comunicato – sappia che un’importante rappresaglia attende i pianificatori e gli esecutori di questo crimine". Un avvertimento, questo, che trasforma l’omicidio mirato non in un punto di arrivo per la sicurezza di Israele, ma in un potenziale detonatore per un’escalation ancora più violenta, con Teheran che storicamente risponde a tali provocazioni con lanci di droni e missili balistici contro le basi nemiche nella regione.

L’ombra della guerra totale sugli obiettivi civili

Mentre si contano i corpi dei comandanti, il fragore delle esplosioni non ha risparmiato la popolazione civile, aggravando un bilancio umano che inizia a diventare insostenibile. Secondo quanto riportato da fonti come Al Jazeera e l’agenzia Fars, gli ultimi raid congiunti tra Stati Uniti e Israele hanno causato decine di vittime, con un tragico picco nella provincia di Teheran dove avrebbero perso la vita almeno sei bambini di età inferiore ai dieci anni. Oltre agli obiettivi militari e industriali – come il gigantesco complesso petrolchimico di Assaluyeh che rifornisce gran parte del fabbisogno energetico del paese – i bombardamenti hanno danneggiato strutture civili, tra cui l’Università Sharif e aree residenziali a Qom e Bandar-e Lengeh. Il comando militare iraniano, attraverso un portavoce del quartier generale Khatam al-Anbiya, ha già lanciato un ultimatum preciso: se gli attacchi contro i civili si ripeteranno, le prossime fasi delle operazioni di rappresaglia saranno "molto più devastanti e diffuse".

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