Milano ricorda Sergio Ramelli, ucciso 50 anni fa da militanti di Avanguardia operaia
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Redazione Interno
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Cinquanta anni sono passati da quando Sergio Ramelli, studente diciottenne e militante del Fronte della Gioventù, venne aggredito a Milano il 13 marzo 1975 da un gruppo di estremisti di sinistra legati ad Avanguardia operaia. Morì dopo oltre un mese di agonia, il 29 aprile, per le ferite riportate durante l’assalto, in cui venne colpito ripetutamente con chiavi inglesi.
La sua morte, che rientra nel novero delle vicende più oscure degli anni di piombo, torna oggi al centro delle commemorazioni, soprattutto da parte di esponenti politici di destra. Tra questi, il presidente del Senato Ignazio La Russa, che lo ha definito "barbaramente ucciso", sottolineando come l’omicidio rappresenti una ferita ancora aperta nella memoria collettiva.
Le iniziative per l’anniversario includono una messa in suffragio e una cerimonia al cimitero, dove ogni anno si ripete il controverso rito del "presente", accompagnato dal saluto romano. All’omaggio, organizzato da Fratelli d’Italia, hanno partecipato anche l’assessore lodigiano Gianluca Scotti e altri rappresentanti locali, deponendo una corona d’alloro con la scritta "Ciao Sergio".
Ramelli, le cui origini affondano nel Lodigiano, era un volto noto tra i giovani di estrema destra milanesi. La sua uccisione, come ha ricordato Walter Veltroni in un articolo ripubblicato in occasione dell’anniversario, è una delle tante storie di violenza politica che segnarono quegli anni, oggi riemerse nel dibattito pubblico come monito contro il riaffiorare dell’odio.
Quella di Ramelli non fu solo una morte violenta, ma un episodio simbolo di un’epoca in cui lo scontro ideologico si traduceva troppo spesso in aggressioni brutali. I responsabili, identificati come militanti di Avanguardia operaia, furono processati e condannati, ma il ricordo di quel sangue versato continua a dividere, soprattutto quando la politica ne fa terreno di scontro.




