La ricetta per consumare meno petrolio: smart working, velocità ridotta e le dieci mosse dell’Aie

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’impennata del prezzo del petrolio, figlia delle tensioni che ormai da settimane tengono in scacco il Medio Oriente, ha spinto l’Agenzia internazionale dell’energia a estrarre dal proprio archivio di emergenza un pacchetto di misure che, per certi versi, richiamano alla memoria le dure lezioni dello shock petrolifero degli anni Settanta. L’allarme, come è noto, è scattato di fronte alla concreta possibilità – o meglio, alla parziale realtà – di una chiusura dello Stretto di Hormuz, quel sottile passaggio d’acqua attraverso il quale transita quotidianamente circa un quinto del greggio consumato nel mondo; una crisi, questa, che il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol non ha esitato a definire come “la più grave minaccia alla sicurezza energetica globale mai affrontata”, superando persino le due crisi petrolifere del secolo scorso messe insieme. L’agenzia, che già nei giorni scorsi aveva coordinato il rilascio di quattrocento milioni di barili dalle riserve strategiche dei paesi membri – il più grande intervento di questo tipo nella sua storia – ha deciso di affiancare a quella misura straordinaria di offerta una strategia altrettanto incisiva sul versante della domanda. Si tratta, nello specifico, di un decalogo di azioni concrete rivolte a governi, imprese e famiglie, con l’obiettivo dichiarato di “ridurre il dolore sull’economia” – come le ha definite Birol – in attesa che si possa trovare una soluzione diplomatica per riaprire le rotte marittime attualmente bloccate.

Dalla riduzione della velocità alle targhe alterne: il decalogo della mobilità

Gran parte delle raccomandazioni elaborate dall’Aie si concentra sul settore dei trasporti, che da solo assorbe quasi la metà del consumo globale di petrolio. Tra le misure più immediate e dal potenziale impatto significativo spicca l’invito a ridurre il limite di velocità sulle autostrade di almeno dieci chilometri orari: una misura che, secondo le stime dell’agenzia, potrebbe tradursi in un risparmio di carburante compreso tra il 5 e il 10 per cento per i singoli automobilisti, con effetti positivi anche per il trasporto pesante. Parallelamente, viene caldeggiato il ricorso massiccio al lavoro da remoto per quei settori in cui è possibile: l’idea di base è che tre giorni aggiuntivi di smart working alla settimana, per chi può permetterselo, possano determinare una riduzione dei consumi legati agli spostamenti casa-lavoro fino al 6 per cento a livello nazionale. L’Agenzia spinge poi per un cambio di paradigma nell’uso dei mezzi di trasporto, incoraggiando il passaggio dall’auto privata al trasporto pubblico e promuovendo forme di condivisione del veicolo come il carpooling; in parallelo, per le grandi aree urbane, si ipotizza il ritorno a sistemi di limitazione della circolazione come le targhe alterne, un espediente già utilizzato in passato per ridurre congestioni e picchi di inquinamento. Non mancano, infine, indicazioni più specifiche per il settore dell’aviazione, con la raccomandazione di ridurre i viaggi aerei non essenziali – in particolare quelli d’affari – e per la logistica, con un richiamo all’efficientamento della guida e all’ottimizzazione dei carichi per i veicoli commerciali.

Oltre le quattro ruote: cucina e industria nel mirino del risparmio

Sebbene la mobilità rappresenti il fronte principale, la strategia tracciata dall’Aie si spinge fino a lambire le abitudini domestiche e i processi industriali, con l’obiettivo di liberare risorse preziose per gli usi essenziali. Un capitolo a parte riguarda il Gpl, il gas di petrolio liquefatto il cui prezzo è anch’esso schizzato in seguito alla crisi: l’agenzia suggerisce di destinare prioritariamente questa fonte energetica alla cottura dei cibi, che rappresenta un’esigenza primaria per molte famiglie, scoraggiandone l’utilizzo per il trasporto. In questa direzione si inserisce anche la promozione della cottura elettrica, laddove sia possibile, come alternativa ai fornelli a gas. Sul versante industriale, le indicazioni puntano a una maggiore flessibilità nell’uso delle materie prime: si chiede agli impianti di valutare la possibilità di passare a materie prime alternative, laddove tecnicamente fattibile, per ridurre il consumo di Gpl e altri derivati del petrolio, preservandoli così per gli utilizzi più critici.

L’Australia tra accoglienza delle direttive e scetticismo politico

Mentre l’Aie invita a un’azione coordinata su scala globale, le prime reazioni da parte dei governi nazionali mostrano un quadro variegato. L’Australia, che insieme ad altri paesi membri ha già aderito al rilascio delle riserve strategiche, si trova ora a dover gestire le indicazioni sul contenimento della domanda con una certa cautela. Il primo ministro Anthony Albanese ha infatti preso le distanze dalle raccomandazioni più incisive, come quella di tornare in massa allo smart working, sostenendo che le linee guida dell’agenzia fossero indirizzate “al mondo” e non specificamente al paese. Una posizione ribadita anche dal ministro dell’Energia Chris Bowen, che ha definito il rapporto dell’Aie come un “smorgasbord di opzioni” – un’ampia gamma di possibilità – più che un insieme di istruzioni da seguire alla lettera. Tuttavia, in occasione della visita ufficiale di Birol a Canberra, lo stesso direttore dell’Aie ha sottolineato come la popolazione debba essere “meglio informata sulla magnitudine della sfida”, lasciando intendere che, se il conflitto dovesse protrarsi, sarà necessario un maggiore coinvolgimento dei cittadini, forse con misure paragonabili a quelle viste durante la pandemia.

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