La Borsa del 23 aprile 2026: il petrolio impazza a Hormuz, StMicroelectronics vola ma non basta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta del 23 aprile ha consegnato agli archivi una giornata di marcati contrasti per i listini del Vecchio Continente, dove il sentiment degli investitori, inevitabilmente condizionato dall’escalation verbale tra Stati Uniti e Iran, è finito per scontrarsi con la solidità di alcuni bilanci societari. Se da un lato il fronte mediorientale continua a gettare ombre pesanti sulla propensione al rischio, con lo Stretto di Hormuz trasformato in una polveriera galleggiante che spinge il costo dell’energia verso livelli che non si toccavano da mesi, dall’altro il settore tecnologico – o almeno un suo specifico segmento – ha tentato una controffensiva. Il risultato, al netto delle volatilità infrasettimanali, è stato un verdetto di chiusura sostanzialmente piatto per la maggior parte dei mercati, con l’eccezione di Piazza Affari e Parigi, che hanno resistito alla morsa ribassista grazie a un insolito motore trainante.

Il petrolio e lo spettro di Hormuz tengono in scacco le Borse

La cronaca di questa giornata di fine aprile non può prescindere dal clima di tensione che avvolge lo Stretto di Hormuz, un vero e proprio nodo strategico per l’economia globale attraverso cui transitano le navi cisterna. Il perdurare dello stallo diplomatico, aggravato dalle ultime mosse della marina iraniana che mantiene un controllo serrato sul transito, ha riacceso la miccia speculativa sul greggio. Il Brent, in particolare, è schizzato oltre la soglia psicologica dei 103 dollari al barile, mettendo a dura prova le aspettative di una rapida distensione. Un contesto, questo, che solitamente penalizza le Borse per il timore di una spirale inflattiva, ma che paradossalmente ha fornito linfa vitale al comparto energetico nostrano: a Milano, i riflettori si sono accesi sugli acquisti massicci dei petroliferi, con Tenaris che ha messo a segno un progresso dell’1,17%, seguito a ruota da Eni (+1,14%) e Saipem, mentre i listini generalisti faticavano a tenere il passo.

StMicroelectronics, la rinascita a doppia cifra che sorprende i mercati

Se il barile brucia, la scintilla che ha tentato di illuminare l’intera seduta è arrivata da Stmicroelectronics. Il colosso italo-francese dei semiconduttori ha infatti archiviato la giornata con un clamoroso balzo del 14% a Piazza Affari, una performance che lo ha consacrato come il vero protagonista assoluto del Ftse Mib. A innescare questa cavalcata sono stati i conti relativi al primo trimestre del 2026, che hanno dimostrato una capacità di tenuta superiore anche alle previsioni più ottimistiche del management; nonostante si parli oggettivamente di un calo della marginalità rispetto al picco precedente, i ricavi – attestatisi a 3,095 miliardi di dollari – hanno registrato un incremento del 23% su base annua, un dato che ha spiazzato chi pronosticava un raffreddamento più brusco della domanda.

Dettaglio della trimestrale e reazioni del listino

Scavando nei numeri diffusi dalla società, emerge come il mercato abbia premiato soprattutto la qualità delle previsioni. Nel dettaglio, i vertici di Stm hanno comunicato un andamento dei ricavi che, escludendo il contributo della recente acquisizione dei sensori Mems da Nxp (circa 40 milioni di dollari), segna comunque una crescita del 21,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una crescita che non cancella le difficoltà del comparto auto, ma che riaccende i riflettori sulla strategia legata all’intelligenza artificiale. A Piazza Affari, il titolo ha toccato un massimo nelle contrattazioni del mattino a 41,19 euro, viaggiando su volumi elevatissimi: solo intorno alle 13 erano già passate di mano quasi 6,2 milioni di azioni, a testimonianza di un interesse che non si vedeva da tempo per il comparto dei chip in Europa.

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