Nuovo terremoto in Myanmar, soccorsi ostacolati da scosse e conflitti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il bilancio delle vittime del sisma di magnitudo 7.7 che ha colpito il Myanmar venerdì 28 marzo continua a peggiorare, superando ormai i 1.700 morti, mentre centinaia di persone risultano ancora disperse. Le operazioni di soccorso, già complicate dalle continue scosse di assestamento, devono fare i conti anche con la ripresa dell’offensiva militare contro i gruppi ribelli, che sta ulteriormente rallentando gli interventi nelle zone più colpite. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l’emergenza al livello massimo, lanciando un appello urgente per raccogliere 8 milioni di dollari destinati agli aiuti umanitari.

A Mandalay, la seconda città del paese, una donna è stata estratta viva dalle macerie del Great Wall Hotel dopo tre giorni di ricerche, ma la gioia per il salvataggio è stata offuscata dalla morte di un’altra donna incinta, deceduta poco dopo essere stata liberata da un condominio crollato. I soccorritori, sia in Myanmar che nelle aree limitrofe della Thailandia, lavorano senza sosta nella corsa contro il tempo per trovare superstiti, ma le condizioni sul terreno rendono ogni operazione estremamente difficile.

Intanto, le strade di Mandalay si trasformano in crematori improvvisati, con i corpi delle vittime bruciati tra le macerie per l’impossibilità di gestire un numero così elevato di cadaveri. I farmaci scarseggiano, e le autorità locali, pur confermando un bilancio provvisorio, temono che il numero reale delle vittime possa essere ben più alto.

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