Due turchi in manette a Viterbo, il governo grida al terrorismo ma per la Digos sono trafficanti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la festa della Macchina di Santa Rosa stava per avere inizio, con le massime autorità dello Stato già presenti tra la folla, le forze dell’ordine hanno tratto in arresto due cittadini turchi, sorpresi in un bed and breakfast del centro con un arsenale pronto all’uso: una pistola semiautomatica e un mitra, entrambi con i colpi in canna. L’operazione, che ha immediatamente evocato il fantasma di un possibile attentato terroristico, ha portato nelle ore successive al fermo di altri cinque connazionali a Montefiascone, accomunati dagli stessi documenti utilizzati per il check-in.

La reazione politica, per voce del ministro Matteo Salvini, è stata immediata e tonante, con un annuncio pubblico di “attentato sventato” e la retorica della “tolleranza zero” verso il terrorismo. Un allarme raccolto e amplificato dal vicepremier Antonio Tajani, che ha parlato di “monito contro i cattivi maestri” dell’odio, e da diversi esponenti di governo, pronti a congratularsi con il ministro dell’Interno Piantedosi per il “pronto intervento”. Tuttavia, questa narrazione è stata rapidamente ridimensionata dagli investigatori.

Fonti della Digos, infatti, hanno precisato come non sussistano, allo stato attuale delle indagini, elementi concreti che riconducano a progetti di matrice terroristica. Le ipotesi investigative, al contrario, si stanno concentrando sulla pista del traffico internazionale di armi, riconducibile a faide interne alla criminalità organizzata turca. Sebbene la presenza di un arsenale in un momento così delicato abbia giustamente allertato gli apparati di sicurezza, gli inquirenti lavorano sull’idea di un’operazione di altro segno.

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