Il trionfo di Sal da Vinci a Sanremo tra le lacrime e l’ombra della guerra in Iran
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nella notte in cui l’Italia cantava e si commuoveva sul palco dell’Ariston, il mondo fuori dal teatro continuava a bruciare. La settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, condotta per l’ultima volta da Carlo Conti e affiancato in questa serata conclusiva da Laura Pausini, dalla giornalista del Tg1 Giorgia Cardinaletti e dall’irrefrenabile Nino Frassica, si è chiusa con la vittoria di Sal Da Vinci. Il cantante napoletano, con il brano Per sempre sì, ha conquistato il podio più alto, lasciando il secondo posto a Sayf e la terza posizione a Ditonellapiaga. Una top five che ha visto poi Arisa classificarsi quarta e il duo composto da Fedez e Marco Masini chiudere al quinto posto con Male necessario, brano che, tra l’altro, si è aggiudicato il premio Sergio Bardotti per il miglior testo.
L’esultanza di Da Vinci, che ha dedicato la vittoria «alla mia città, Napoli», si è consumata in una frazione di secondo in cui l’artista, visibilmente sorpreso, si è lasciato cadere in ginocchio per poi baciare la moglie, in un tripudio di flash e coriandoli. Ma la gara, giunta al suo verdetto finale dopo una lunga maratona che ha riproposto tutti e trenta i brani in competizione, è stata solo una parte della storia. Perché la cronaca, quella vera, quella che non si ferma per un festival, ha bussato con forza alle porte del teatro Ariston, imponendo una riflessione che i conduttori non hanno potuto e voluto ignorare.
L’appello per la pace e il passaggio di consegne a De Martino
La serata si è aperta con un tono insolito per una finale canora, segnato dalle notizie che arrivavano dal Medio Oriente, con l’attacco all’Iran e l’escalation che tiene il mondo con il fiato sospeso. Carlo Conti, insieme a Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, ha voluto dedicare uno spazio iniziale alla riflessione, leggendo un appello dell’Unicef che riguarda i 500 milioni di bambini coinvolti in 56 zone di conflitto nel mondo. «Da una parte dobbiamo festeggiare la musica italiana, ma non possiamo ignorare quello che sta succedendo intorno a noi», ha detto Conti, mentre la Cardinaletti ha spiegato la complessità di una storia che vede il popolo iraniano stretto tra oppressione e un conflitto dall’esito incerto.
Un’atmosfera ovattata e a tratti schizofrenica, quella dell’Ariston, dove i brani in gara si sono alternati agli interventi di artisti che hanno voluto lasciare il loro messaggio: Leo Gassmann ha urlato «Abbasso la guerra e le tirannie», Ermal Meta ha dedicato la sua Stella stellina ai bambini silenziati dalle bombe, mentre Malika Ayane ha invitato tutti a trattarsi con amore. E poi la standing ovation per Andrea Bocelli, arrivato in sella a un cavallo e accolto come un re per aver riproposto Il mare calmo della sera e Con te partirò, e la festa dei Pooh sul palco di piazza Colombo per i loro sessant’anni di carriera.
In mezzo a tutto questo, il gesto che ha segnato un passaggio epocale: per la prima volta nella storia del Festival, il testimone è stato passato in diretta. Carlo Conti ha annunciato ufficialmente che a condurre Sanremo 2027 sarà Stefano De Martino, scendendo in platea per stringergli la mano e augurargli buon lavoro. «Un gesto di generosità non scontato che ricorderò per sempre», ha risposto un emozionato De Martino, promettendo di tenere «testa bassa e pedalare», come ama ripetergli Conti al telefono.
La classifica e i riconoscimenti collaterali
Oltre al podio, la notte ha premiato anche altri interpreti con riconoscimenti speciali. Fulminacci ha vinto il prestigioso premio della critica Mia Martini per il brano *Stupida sfortuna*, mentre Serena Brancale si è aggiudicata il premio Sala Stampa Lucio Dalla e il Premio Tim come artista più votata dal pubblico sui canali social. Il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale è andato invece a Ditonellapiaga con *Che fastidio!*, un riconoscimento votato dai professori d’orchestra che certifica la qualità di un pezzo che ha convinto anche i più tecnici.
Scorrendo la classifica completa, al sesto posto si è piazzato Nayt, seguito da Fulminacci e da Ermal Meta, mentre la stessa Serena Brancale ha chiuso al nono posto. Tra gli ultimi, a sorpresa, nomi come Leo Gassmann al ventottesimo posto e Mara Sattei al ventinovesimo, a testimoniare quanto questa edizione sia stata combattuta e abbia regalato verdetti inaspettati fino all’ultimo voto.
Il dolore di Gino Cecchettin sul palco dell’Ariston
Ma c’è stato un altro momento, nella lunga notte del Festival, che ha toccato le corde più profonde del pubblico in sala e da casa. Gino Cecchettin, padre di Giulia, la giovane uccisa barbaramente nel novembre del 2023, è salito sul palco per portare la sua testimonianza. Un minuto di silenzio ha preceduto le sue parole, mentre sul ledwall scorrevano i nomi di tante altre donne vittime di femminicidio, riempiendo lo schermo in un elenco interminabile.
«È un dolore che si vive nell’intimità e che fino all’ultimo dei tuoi giorni sarà con te», ha spiegato Cecchettin, raccontando la scelta di non annichilirsi ma di trasformare quel dolore in qualcosa di concreto attraverso la Fondazione intitolata a Giulia. Un monito, il suo, sulla necessità di riconoscere la violenza prima che diventi fisica, quando si scambia il controllo per amore, quando si lasciano passare battute sessiste o si usano parole violente. «Dobbiamo cambiare quella cultura, altrimenti cambieremo solo il nome delle vittime», ha concluso, in un appello che ha lasciato il segno e che ha chiuso idealmente la kermesse con un pensiero rivolto ben oltre la musica.
Description: Sal Da Vinci trionfa a Sanremo 2026 con "Per sempre sì". Tra lacrime e appelli per la pace, Conti passa il testimone a De Martino. Classifica e premi.




