Metalmeccanici in piazza, sciopero record e rischio denunce: il nodo del blocco stradale
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Redazione Interno
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Mentre il governo Meloni fa applicare il nuovo decreto Sicurezza, che inasprisce le sanzioni per il blocco stradale, i metalmeccanici italiani – oltre un milione e mezzo senza contratto da più di un anno – hanno superato le 40 ore di sciopero, un primato dagli anni Novanta. La quinta mobilitazione, organizzata da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm, ha visto ieri un nuovo stop di otto ore in tutta Italia, ma è a Bologna che la protesta ha acceso gli animi. Un corteo in tangenziale, considerato «ostruzione della libera circolazione», ha spinto la Questura a minacciare denunce penali contro i manifestanti, applicando per la prima volta le norme del provvedimento voluto dall’esecutivo.
«Non si possono equiparare a delinquenti operai che scioperano per un diritto», ha reagito Michele De Palma, leader della Fiom, citando l’articolo 1 della Costituzione. «Se denunciano loro, denunciate pure me», ha aggiunto, strizzando l’occhio a una storia di lotte sindacali che affonda le radici nel dopoguerra. Già nel 1948, del resto, il reato di blocco stradale e ferroviario era stato introdotto, ma mai come oggi la sua applicazione sembra dividere. Da una parte chi vede nella protesta un atto legittimo, dall’altra chi lo considera un illecito da reprimere.
Quello di Bologna non è un caso isolato. Negli ultimi mesi, mentre Trump riconquista la Casa Bianca e l’Italia affronta tensioni sociali crescenti, le mobilitazioni sindacali hanno spesso sfiorato il confine tra dissenso e disobbedienza civile. Se i cortei, come accade da secoli, servono a interrompere simbolicamente la normalità per far sentire la propria voce, la stretta del decreto Sicurezza rischia di trasformare ogni manifestazione in un banco di prova giudiziario. Senza contare che, dietro alle tute blu in sciopero, c’è una vertenza ancora lontana dall’essere risolta.




