Irlanda del Nord, il corteo orangista sfila a Portadown dopo 28 anni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Portadown, in Irlanda del Nord, un centinaio di persone ha formato nella mattinata di domenica 27 settembre un muro umano per bloccare l'accesso a Garvaghy Road. La strada è la stessa dove 28 anni fa unionisti e separatisti si scontrarono in disordini che portarono alla morte di tre fratelli, uccisi nell'incendio della loro abitazione. Per quasi tre decenni le autorità avevano vietato qualsiasi manifestazione politica lungo quel tratto, fino a sabato sera, quando la decisione di autorizzare il corteo dell'Orange Order ha riacceso la tensione politica in tutta la regione.

La decisione della Commissione per le parate

La controversa marcia del Drumcree Orange Order, organizzazione protestante e unionista, è stata autorizzata a sfilare sulla Garvaghy Road, area a maggioranza cattolica e nazionalista, per la prima volta dal 1997. La Commissione per le parate, organismo indipendente che regolamenta le processioni controverse, aveva dato il via libera con precise condizioni: non più di 35 partecipanti, nessuna banda musicale e nessun sostenitore al seguito, in silenzio e con partenza prevista per le sette del mattino.

Sul posto è stato dispiegato un consistente dispositivo di sicurezza, con l'aggiunta di un centinaio di agenti scozzesi arrivati in supporto alla polizia nordirlandese.

Le reazioni politiche

La prima ministra dell'Irlanda del Nord, Michelle O'Neill, esponente del Sinn Féin, ha dichiarato che la decisione di dare il via libera alla parata «ha messo in discussione il funzionamento dell'intero processo di pace». O'Neill si è unita personalmente alla contromanifestazione, sostenendo il diritto degli abitanti di Garvaghy Road a protestare «contro questa marcia settaria non voluta».

La leader del partito nazionalista irlandese, Mary Lou McDonald, ha partecipato alla manifestazione affermando che i residenti sono scesi in strada per difendere «il loro diritto a vivere liberi dalle intimidazioni settarie».

Il premier britannico Andy Burnham ha rivolto un appello alla «calma da tutte le parti» e ha inviato sul posto il ministro per l'Irlanda del Nord, Chris Bryant, per contribuire a disinnescare la tensione. In un'intervista alla BBC, Burnham ha sottolineato che in Irlanda del Nord sono stati fatti «grandi progressi» e che non si vuole «vedere le cose tornare indietro».

Lo scontro nel governo di unità nazionale

La vicenda ha fatto emergere fratture anche all'interno dell'esecutivo locale di unità nazionale. Il vicepremier e leader del partito unionista Dup, Gavin Robinson, ha accusato la First Minister e vari ministri repubblicani di aver «violato la legge» partecipando alla protesta. Robinson ha chiesto che O'Neill e gli altri politici presenti alla manifestazione vengano perseguiti dalla polizia, sollevando indirettamente dubbi sul futuro della coalizione politica che dal 1998 regge il governo di Belfast.

Ha poi difeso gli orangisti definendoli persone «pazienti e rispettose della legge», insistendo sul fatto che la marcia era stata autorizzata dall'organismo preposto dopo 30 anni di stop.

Le tappe giudiziarie

L'autorizzazione definitiva è arrivata al termine di una complessa vicenda giudiziaria. Nella notte tra sabato e domenica, un giudice dell'Alta Corte di Belfast aveva temporaneamente bloccato il corteo, avvertendo che la disputa di lungo corso rischiava di estendersi in tutta l'Irlanda del Nord e invitando le parti a «tirarsi indietro dall'abisso». Poco prima della mezzanotte, una corte d'appello composta da tre magistrati ha ribaltato l'ingiunzione, stabilendo che il giudice di primo grado era incorso in un errore di diritto.

La sfida legale nel merito è stata rinviata all'Alta Corte, ma la decisione d'appello ha lasciato il corteo libero di partire alle otto del mattino.

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