Crollo al ristorante Essenza, indagini sui lavori: il sindaco esclude il cemento armato degli anni Trenta
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Redazione Interno
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Francesco Giannetti, sindaco di Terracina e architetto, fatica a credere che il solaio in cemento armato degli anni Trenta del ristorante Essenza possa aver ceduto sotto un carico di soli 400 chili al metro quadrato. "Dovrebbe reggere", ripete, osservando le macerie che lunedì sera, intorno alle 22, hanno travolto il locale stellato, uccidendo la sommelier Mara Severin, 31 anni. Mentre i vigili del fuoco continuano a rimuovere i detriti, la polizia ha già avviato un’inchiesta per verificare la regolarità di tutti i lavori eseguiti nell’immobile.
L’ipotesi che il crollo sia riconducibile a cause strutturali, piuttosto che a eventi atmosferici, sembra trovare conferma nelle prime dichiarazioni. "Non può essere sempre colpa del clima", scrive Nadia Amato in una lettera al direttore, criticando chi attribuisce la tragedia al maltempo. Una posizione condivisa da molti, considerando che il solaio, progettato per resistere a sollecitazioni ben precise, non avrebbe dovuto cedere senza un motivo tecnico preciso.
Tra i primi a raccontare quei momenti è Simone Nardoni, chef e proprietario del ristorante, nonché cugino della vittima. "Mi sono buttato dentro il fumo: cercavo Mara", ha detto a La Repubblica, descrivendo la disperazione con cui ha scavato tra le macerie a mani nude. Lui, pochi istanti prima del crollo, era nel dehors a parlare con alcuni clienti, mentre all’interno c’erano ancora diversi commensali, fortunatamente rimasti illesi.




