L’Iran nel mirino, raid congiunti su Teheran: colpiti vertici militari e infrastrutture strategiche
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Redazione Esteri
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Il quinto giorno consecutivo di operazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Israele ha visto l’aviazione americana e israeliana concentrare i propri sforzi su obiettivi nevralgici della Repubblica Islamica, con una nuova ondata di bombardamenti che nella serata del 4 marzo hanno nuovamente scosso il cuore di Teheran. Le esplosioni, riprese in diversi video amatoriali poi diffusi in rete, hanno illuminato il cielo della capitale iraniana, confermando la determinazione dell’alleanza occidentale a proseguire nell’offensiva, iniziata il 28 febbraio, che mira a smantellare i programmi nucleari e missilistici del paese. Il Dipartimento della Guerra americano, nel frattempo, ha declassificato e pubblicato filmati operativi che ritraggono la precisione dei propri attacchi, con bombe e missili che colpiscono e distruggono equipaggiamenti militari sia a terra che in mare, a testimonianza della portata dell’operazione.
La strategia americana e il controllo degli stretti
Le forze armate statunitensi, in stretta cooperazione con quelle israeliane, stanno portando avanti quella che il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha descritto come una campagna volta a ottenere il dominio totale dello spazio aereo iraniano, una condizione, questa, che permetterebbe di colpire con libertà e continuità le postazioni nemiche. Dal canto loro, i Guardiani della Rivoluzione iraniana non sono rimasti a guardare, e hanno rivendicato il pieno controllo sullo Stretto di Hormuz, quel passaggio marittimo cruciale attraverso cui transita una percentuale significativa del petrolio mondiale, minacciando di “incendiare” qualsiasi nave tenti di attraversarlo. Una dichiarazione, quest’ultima, che segue gli attacchi condotti da Teherano contro basi statunitensi nella regione, tra cui un assalto con droni e missili che, secondo fonti iraniane, avrebbe preso di mira un contingente americano a Dubai, infliggendo perdite, sebbene tali rivendicazioni non abbiano trovato ancora riscontri indipendenti.
La risposta di Teheran e le tensioni nel Golfo
L’escalation, infatti, non si limita ai soli cieli iraniani. La risposta del regime degli ayatollah si è concretizzata in una serie di azioni offensive che hanno allargato il perimetro del conflitto ad altre nazioni del Golfo. Oltre alle rivendicazioni sull’attacco a Dubai, le forze di sicurezza iraniane hanno lanciato droni contro installazioni energetiche in Qatar e Arabia Saudita, due alleati chiave di Washington nella regione. Un’azione, quest’ultima, che ha spinto QatarEnergy a sospendere la produzione, innescando un’immediata impennata dei prezzi del gas naturale a livello globale e contribuendo a mantenere alta la tensione sui mercati petroliferi, già scossi dal blocco virtuale imposto dalla Marina iraniana nel Golfo.
Il bilancio delle vittime e la situazione umanitaria
Nel frattempo, sul terreno, il costo umano di questa offensiva comincia a delinearsi in tutta la sua drammaticità. Secondo le stime fornite dalla Mezzaluna Rossa iraniana, il numero delle vittime civili e militari causate dai raid congiunti di Stati Uniti e Israele avrebbe superato le 787 unità dall’inizio delle ostilità. Tra gli episodi più tragici, spicca il bombardamento di una scuola elementare femminile che avrebbe provocato la morte di almeno 175 persone. Un tributo di sangue che ha spinto diverse nazioni europee, tra cui Regno Unito, Francia e Grecia, a dispiegare proprie risorse militari nell’area per proteggere i propri cittadini e interessi, mentre la Turchia, membro della NATO, ha reso noto di aver abbattuto un missile balistico iraniano diretto verso il proprio spazio aereo, un gesto che rischia di internazionalizzare ulteriormente uno scontro già estremamente complesso.




