Baghdad, otto raid nella notte contro il centro Usa all’aeroporto internazionale
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Redazione Esteri
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Non c’è tregua per le strutture diplomatiche e logistiche statunitensi in Iraq. Nelle ultime ore, la capitale Baghdad è stata nuovamente scenario di un’intensa azione militare: otto attacchi distinti, portati avanti fino all’alba con un mix di razzi e droni, hanno preso di mira il centro americano situato nei pressi dell’aeroporto internazionale. A riferirlo è stato un alto funzionario della sicurezza irachena, secondo cui alcuni dei missili lanciati sarebbero caduti nelle immediate vicinanze della base, senza che al momento siano state diffuse informazioni ufficiali riguardo a eventuali vittime o all’entità dei danni materiali all’interno del perimetro colpito. Sul terreno, le forze di polizia hanno successivamente rinvenuto un lanciarazzi abbandonato in un distretto della città adiacente allo scalo aereo, un ritrovamento che conferma la natura organizzata e pianificata dell’operazione.
L’escalation, però, non si ferma ai confini dell’aeroporto. Già nei giorni scorsi, la presenza americana in Iraq era stata messa sotto pressione da una serie di offensive concentrate, in particolare, nella cosiddetta Zona Verde. Qui, l’ambasciata degli Stati Uniti – cuore della missione diplomatica nel paese – è stata bersaglio di attacchi ravvicinati in due occasioni consecutive. Il primo assalto, iniziato nella serata del 17 marzo, ha visto l’impiego di droni carichi di esplosivo; il secondo, avvenuto a poche ore di distanza, è riuscito a eludere il sistema di difesa antiaerea C-RAM, provocando un incendio all’interno del complesso. Le immagini diffuse sui social network, sebbene di provenienza non verificabile, mostrano il momento dell’impatto nei pressi delle recinzioni di sicurezza dell’edificio, dove un drone è stato intercettato o è esploso senza causare feriti tra il personale in servizio.
La scia di violenza che lega Baghdad a Tel Aviv
Il contesto in cui si inseriscono questi raid è quello di una tensione regionale ai massimi livelli, alimentata dal conflitto aperto tra Israele, gli Stati Uniti e l’Iran. Mentre a Baghdad le milizie filo-iraniane rivendicavano la paternità degli attacchi contro le postazioni americane, il fronte si allargava simultaneamente al cuore di Israele. Missili lanciati dall’Iran hanno raggiunto l’area di Tel Aviv, causando il ferimento di quindici persone secondo i servizi di emergenza israeliani: tra questi, un uomo di 53 anni è rimasto ferito in modo moderato, mentre gli altri quattordici hanno riportato ferite lievi, principalmente a causa della caduta di frammenti di razzi intercettati o esplosi in volo sulle aree abitate. I detriti degli ordigni – alcuni dei quali classificati come missili a grappolo – hanno colpito diverse città della periferia, danneggiando edifici e infrastrutture stradali come l’autostrada Ayalon, nel cuore della metropoli.
Droni e razzi, il nuovo volto dell’assedio alla Zona Verde
Le modalità degli attacchi a Baghdad rivelano un uso tattico consolidato da parte dei gruppi armati presenti sul territorio iracheno. L’impiego massiccio di droni, spesso in grado di saturare o eludere i sistemi di difesa aerea statunitensi, si accompagna al lancio di razzi Katyusha – dieci dei quali sono stati trovati pronti all’uso su un veicolo incendiato nel quartiere di Jihad, a ridosso dell’aeroporto – in un crescendo di violenza che non accenna a diminuire. Le operazioni, rivendicate da fazioni che si riconoscono nella cosiddetta “Resistenza Islamica in Iraq”, non solo colpiscono le basi logistiche ma mirano a colpire simbolicamente la presenza americana nel paese, in un momento in cui le relazioni tra Washington e Teheran sono precipitate in una fase di conflitto diretto.
Le infrastrutture diplomatiche nel mirino
Oltre agli attacchi diretti all’ambasciata e al centro logistico aeroportuale, le ultime settimane hanno visto una proliferazione di azioni ostili contro obiettivi considerati strategici per gli interessi occidentali. Strutture diplomatiche situate nelle vicinanze dell’aeroporto sono state ripetutamente prese di mira, così come altre aree sensibili della capitale. La risposta sul campo si traduce in un costante stato di allerta per le forze americane e irachene, mentre dal punto di vista giudiziario e investigativo, le autorità locali si limitano a prendere atto dei ritrovamenti – come quello del lanciarazzi abbandonato – senza per ora fornire sviluppi riguardo a eventuali arresti o alla scoperta delle reti logistiche che sostengono queste operazioni. I danni alle infrastrutture, come l’incendio divampato all’interno del compound dell’ambasciata, testimoniano la difficoltà di garantire la sicurezza in un contesto ormai apertamente segnato dalla guerra tra blocchi contrapposti.




