L’ombra dell’Iran sull’Europa: minacce, basi Usa e il rischio di un conflitto allargato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notizia, rimbalzata dalle colonne del Financial Times, ha scosso gli ambienti diplomatici e militari del Vecchio Continente. Secondo quanto riferito da fonti vicine al regime di Teheran, l'Iran starebbe valutando l'ipotesi di attaccare obiettivi militari statunitensi in Europa, qualora il presidente americano Donald Trump dovesse intensificare il conflitto in corso.

Un'eventualità che, per quanto ancora avvolta da un alone di ipotesi e valutazioni strategiche, ha innescato un immediato innalzamento del livello di attenzione in tutte le principali capitali europee, da Roma a Londra, passando per Parigi e Berlino.

La minaccia, che prevedrebbe l'impiego di missili balistici a medio raggio, non si limiterebbe a obiettivi militari tradizionali.

Secondo le stesse fonti, l'Iran avrebbe infatti preso in considerazione anche la possibilità di colpire i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz, un'infrastruttura vitale da cui dipende gran parte del traffico dati mondiale, un'azione che avrebbe conseguenze economiche e finanziarie globali devastanti.

Ma al di là dell'allarmismo, la domanda che occupa i vertici della Nato e i governi coinvolti è un'altra: quanto è reale, praticabile e, soprattutto, conveniente per Teheran, una simile escalation? Le valutazioni degli esperti e le reazioni ufficiali dipingono un quadro complesso, dove la deterrenza e la propaganda si intrecciano con rischi concreti, in un momento di massima tensione dopo l'ultimatum economico lanciato da Trump.

Le basi nel mirino e il ruolo chiave dell'Italia

Secondo l'indiscrezione, i bersagli individuati dai piani militari iraniani si concentrerebbero su basi e installazioni statunitensi nell'Europa sud-orientale. Tra queste, spicca la base aerea di Bezmer, in Bulgaria, il cui utilizzo per operazioni di rifornimento in volo dei velivoli americani è stato autorizzato lo scorso mese.

Anche l'isola di Cipro, dove a marzo una base britannica è stata colpita da un drone, è stata citata come potenziale obiettivo di ritorsione, un messaggio diretto non solo a Washington ma anche a Londra e ai suoi partner europei.

In questo scenario, l'Italia si trova in una posizione di assoluto rilievo, se non di potenziale vulnerabilità. Dopo la Germania, il nostro Paese è quello con il maggior numero di soldati e mezzi statunitensi di stanza, dislocati in basi strategiche come Sigonella, da dove decollano droni spia come i Triton e i Global Hawk, e Aviano, base dei caccia del 31esimo Fighter Wing.

Il generale Vincenzo Camporini, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, pur minimizzando il rischio di un attacco missilistico diretto sull'Italia a causa della gittata dei missili iraniani – che raggiungerebbero al massimo la Grecia – ha sottolineato come la presenza di queste installazioni renda il nostro paese un attore centrale in qualsiasi escalation, e non solo per il rischio di ritorsioni terroristiche, per le quali è stata evocata la possibilità di cellule dormienti pronte ad agire sul territorio nazionale.

Il confronto tra le dichiarazioni e la realtà tecnica

Le dichiarazioni di Teheran hanno un sapore di sfida e deterrenza. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha respinto con fermezza le pressioni di Washington, definite come "l'ennesimo fallimento" della strategia americana, in risposta al nuovo "Economic D-Day" annunciato da Trump, una campagna di sanzioni definite "le più schiaccianti mai inflitte a un paese".

La retorica iraniana si fa minacciosa, avvertendo che la risposta militare potrebbe non avere "limiti" e che l'Europa deve sapere da che parte stare in questa guerra.

Tuttavia, il mondo della difesa e dell'intelligence guarda con cautela a queste affermazioni. Da un punto di vista tecnico, come ha osservato il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, un attacco missilistico balistico contro l'Europa non è impossibile, ma le perplessità rimangono sulla precisione dei sistemi e sulla capacità di colpire obiettivi circoscritti e ben difesi.

Lo stesso ministro della Difesa Guido Crosetto, pur riconoscendo che nella logica del caos e dell'allargamento del conflitto adottata da Teheran "nulla è precluso", ha ironizzato sull'indiscrezione del Financial Times, suggerendo che offrire scenari dettagliati all'Iran rischia di fornire loro "idee e spunti" a cui forse non avevano ancora pensato.

La risposta della Nato e lo stallo diplomatico

L'alleanza atlantica si è già mobilitata per rassicurare i suoi membri. Una portavoce della Nato ha dichiarato che l'organizzazione è pronta a difendere tutti gli alleati e a contrastare qualsiasi minaccia, a riprova del fatto che l'ipotesi di un attacco a basi statunitensi in Europa verrebbe interpretata come un attacco all'intera alleanza.

Nel frattempo, i tentativi di rinnovare un accordo e riaprire lo Stretto di Hormuz sono in stallo, mentre Trump ha dichiarato che non sono in corso né pianificati colloqui con Teheran, e l'Iran continua a inviare messaggi ambigui, segnalando una crescente influenza dei falchi all'interno del regime. La sfida, per l'Europa, è quella di navigare in questo mare tempestoso senza essere travolta da un conflitto che, sebbene lontano geograficamente, minaccia di coinvolgerla in modo sempre più diretto.

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