Le chat tra Boccia e Ranucci su Giletti e Formigli, la provocazione e la risposta sul cimitero

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nel libro «Guai a chi lo tocca — Io, Sigfrido e le tempeste», Maria Rosaria Boccia ricostruisce quasi due anni di rapporto con Sigfrido Ranucci, l’ex conduttore di Report, e riporta una conversazione del dicembre 2024 che getta luce sui rapporti tra il giornalista e due colleghi di peso del giornalismo d’inchiesta: Massimo Giletti e Corrado Formigli.

La chat risale a un periodo in cui l’imprenditrice di Pompei era reduce dal caso che aveva portato alle dimissioni dell’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, e in quel frangente i suoi rapporti con Giletti erano legati quasi esclusivamente alla televisione.

Boccia racconta nel volume di avere scritto a Ranucci «quasi con il tono di chi domanda a un amico quale ristorante scegliere», chiedendogli se preferisse vederla ospite da Formigli il giovedì oppure da Giletti il lunedì. La risposta dell’ex conduttore di Report, riferisce l’autrice, fu una delle ragioni per cui ancora oggi trova «irresistibile rileggere quella chat»: Ranucci non scelse né l’uno né l’altro, ma le suggerì «sostanzialmente, il cimitero», indicando come possibili alternative il Verano oppure Prima Porta.

Un’immagine che la stessa Boccia definisce «talmente sproporzionata da diventare immediatamente comica» e con la quale, secondo la sua lettura, il giornalista voleva farle capire che avrebbe preferito vederla quasi ovunque tranne che in uno studio televisivo.

Il gelo tra Ranucci e i due conduttori affonda le radici in una vicenda precedente: dopo l’arresto di Valter Lavitola, sia Giletti sia Formigli avevano rimproverato all’ex conduttore di Report di avere intrattenuto un rapporto con un faccendiere pregiudicato e totalmente inaffidabile.

La stessa Boccia, nel libro, conferma che tra Giletti e Ranucci non c’era lo stesso affetto che la legava al giornalista, raccontando come il nome del conduttore Rai comparve in quella conversazione «quasi incidentalmente, come spesso accade alle persone che, molti mesi dopo, scopriranno di essere diventate protagoniste involontarie di un dialogo al quale non avevano partecipato».

Il volume, disponibile su Amazon in formato eBook e nelle versioni con copertina flessibile e rigida, è dedicato a Ranucci con parole di forte affetto: «Questo libro è per te, mio eroe imperfetto e amico vero». Nelle pagine Boccia ricostruisce il rapporto nato nel settembre 2024, quando il primo contatto avvenne attraverso un messaggio del giornalista («Gentile Dottoressa Maria Rosaria Boccia, mi scuso se la disturbo.

Sono Sigfrido Ranucci»), e poi evoluto in un’amicizia fatta di telefonate, videochiamate, discussioni e persino gianduiotti diventati una sorta di moneta simbolica delle conversazioni. Il soprannome con cui l’imprenditrice comincia a chiamarlo è «Superman», spiegato dalla stessa Boccia come una provocazione affettuosa: «Sigfrido sembrava avere una risposta, una soluzione o quantomeno una domanda per qualsiasi cosa accadesse. Poi, conoscendolo, ho scoperto che anche Superman si stanca, si arrabbia, sbaglia, ha fragilità».

Nel libro Boccia affronta anche la vicenda della presunta fotografia che la ritrarrebbe mentre bacia Ranucci, immagine della quale avrebbe parlato Valter Lavitola all’ex compagna Natalia Potenza. L’imprenditrice chiarisce che si tratta di una creazione artificiale, nata da «finte prime pagine satiriche» che lei e il giornalista si divertivano a creare e a scambiarsi privatamente: «La scena del bacio è artificiale: io non ho mai baciato Ranucci».

Il legale di Boccia, Francesco Di Deco, ha contestato «nel modo più categorico» l’esistenza e la veridicità della fotografia, precisando che negli ultimi due anni gli incontri tra la sua assistita e Ranucci «sono sempre avvenuti in presenza di altre persone e mai da soli». Anche Ranucci ha definito la foto «una fake», aggiungendo che l’immagine, recuperata dalla chat, era «evidentemente realizzata con Intelligenza artificiale».

Sullo sfondo resta l’inchiesta della Dda di Roma sull’attentato del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia; Lavitola è accusato di esserne il mandante e gli indagati sono sei. A fine agosto la Rai ha rimosso il giornalista dalla conduzione di Report, decisione che Ranucci ha contestato davanti al Tribunale del Lavoro di Roma, chiedendo il reintegro in tempo per l’8 novembre, quando andrà in onda la prima puntata del programma.

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