San Raffaele, la Regione Lombardia infligge una multa e diffida l'ospedale sull'uso delle cooperative
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Redazione Interno
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La vicenda che ha portato al blocco delle accettazioni e al caos organizzativo, tra il 5 e il 7 dicembre scorsi, nel noto ospedale milanese si conclude con una sanzione amministrativa da sessantamila euro e un monito formale. Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare, ha chiarito i limiti dell'azione pubblica di fronte a una struttura privata accreditata, sottolineando come la Regione non possa interferire nelle modalità di reclutamento del personale, sebbene ne supervisioni gli esiti attraverso il sistema di accreditamento. Una posizione che, secondo alcuni osservatori, sembra riflettere un approccio attendista, non dissimile da quello di chi, pur conoscendo i pericoli, eviti di guardarli in faccia fino a quando non si materializzano in un evento concreto.
Il monito politico e la richiesta di rivedere le regole
In aula, i consiglieri del Partito Democratico Carmela Rozza e Carlo Borghetti hanno sollevato obiezioni puntuali, trasformando il caso in un emblematico esempio di criticità sistemica. “Bisogna usare il personale delle cooperative solo con competenze certificate, e mai nei reparti ad alta intensità e rivedere il sistema di accreditamento”, hanno affermato, ritenendo che quanto accaduto – con infermieri disorientati e privi delle competenze necessarie per reparti delicati, fino alla segnalazione di un farmaco somministrato con un dosaggio dieci volte superiore alla prescrizione – non rappresenti affatto una situazione imprevedibile. Le loro parole tracciano una linea netta tra la gestione dell'emergenza e la necessità di prevenzione strutturale, indicando nella certificazione obbligatoria delle competenze e nella revisione dei criteri di accreditamento gli unici antidoti possibili a un sistema che, altrimenti, continuerebbe a produrre fragilità.
La minaccia di Bertolaso e il potere dello strumento dell'accreditamento
Pur nella scelta di una linea definita da molti come "soft", l'assessore Bertolaso non ha escluso provvedimenti più severi, lasciando intendere che la pazienza delle istituzioni ha un limite preciso. “Se al San Raffaele dovessero ripetersi episodi come quelli del 5 e 6 dicembre scorsi, sono pronto a ritirare l’accreditamento con il Ssn”, ha dichiarato, brandendo così l'unica leva di forte pressione a sua disposizione. Questa dichiarazione, per quanto condizionata alla ripetizione degli eventi, segnala una presa di coscienza del fatto che la tenuta del servizio sanitario regionale non può essere messa a rischio da gestioni approssimative del personale, il cui reclutamento tramite cooperative appare ormai come un anello critico da sottoporre a controlli stringenti e verifiche incrociate.
Una questione che oltrepassa i confini di un singolo ospedale
La multa e la diffida costituiscono, dunque, l'epilogo formale di una crisi circoscritta nel tempo ma esplosiva nelle sue implicazioni, che ha costretto la politica a interrogarsi su meccanismi consolidati. La soluzione adottata, se da un lato evita uno scontro frontale con una grande realtà sanitaria privata, dall'altro accredita l'idea che il modello di ricorso al lavoro in appalto richieda una ricalibratura urgente, soprattutto quando coinvolge figure professionali ad alta specializzazione. Il caso del San Raffaele, insomma, smette di essere una semplice notizia di cronaca per trasformarsi in un precedente amministrativo e in un punto di riferimento obbligato per qualsiasi futuro intervento normativo sulla materia, dimostrando come la qualità dell'assistenza passi inesorabilmente attraverso la garanzia della preparazione di chi opera in prima linea.




