Spinelli (FdI) dopo la bocciatura della Consulta: superare l'approccio ideologico sugli affitti brevi
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Redazione Interno
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La pronuncia della Corte costituzionale sulla legge dell'Emilia-Romagna in materia di affitti brevi conferma la necessità di superare approcci ideologici e restrizioni sproporzionate che rischiano di penalizzare i proprietari immobiliari. È la posizione espressa dalla senatrice di Fratelli d'Italia Domenica Spinelli, che era intervenuta sul tema con un'interrogazione al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi prima ancora che la Consulta depositasse la sentenza.
La sentenza e i due articoli bocciati
Con la sentenza numero 164, depositata oggi, la Corte costituzionale ha accolto il ricorso proposto dal presidente del Consiglio dei ministri contro gli articoli 4 e 5 della legge della Regione Emilia-Romagna numero 10 del 2025, intitolata "Disciplina degli immobili destinati a locazione breve in Emilia-Romagna".
La prima norma individuava, nell'ambito della categoria funzionale turistico-ricettiva, la specifica destinazione d'uso urbanistica denominata locazione breve, assoggettando a titolo edilizio il mutamento d'uso di un'unità immobiliare da diversa categoria funzionale verso la destinazione locazione breve. La seconda prevedeva che i comuni potessero individuare, nei propri strumenti di pianificazione urbanistica, ambiti determinati del territorio comunale nei quali l'insediamento della destinazione d'uso locazione breve era subordinato all'osservanza di specifiche condizioni.
Il giudizio di proporzionalità della Consulta
La Corte ha dichiarato infondate le censure avanzate per violazione della competenza legislativa statale in materia di tutela della concorrenza, accogliendo invece quelle relative alla violazione degli articoli 3 e 41 della Costituzione. Le norme impugnate sono state sottoposte a un test di proporzionalità: secondo i giudici, lo scopo perseguito, ovvero la limitazione dell'overtourism, è meritevole di protezione, ma l'articolo 4 risulta sproporzionato rispetto a quel fine perché valevole per l'intero territorio regionale.
Inoltre, la norma determina una disparità irragionevole fra i gestori di locazioni turistiche e i gestori di strutture ricettive extra-alberghiere, dal momento che l'obbligo di passaggio dalla destinazione residenziale alla categoria turistico-ricettiva grava solo sui primi, benché le locazioni turistiche possano essere anche sporadiche, mentre le strutture extra-alberghiere devono essere gestite in forma imprenditoriale. Quanto all'articolo 5, la Corte ha rilevato che il vizio accertato con riferimento all'articolo 4 si riflette sulla norma che regola l'insediamento dell'uso locazione breve.
La posizione di Fratelli d'Italia e il censimento del ministero
"Per Fratelli d'Italia, turismo e tutela della proprietà privata sono obiettivi complementari: servono regole chiare, trasparenza e legalità, non misure punitive indiscriminate", ha dichiarato Spinelli. La senatrice aveva presentato un'interrogazione al ministro Mazzi per chiedere quali azioni il governo stesse mettendo in campo per il censimento tramite il Codice identificativo nazionale delle strutture ricettive, affitti brevi compresi. Nella risposta, il ministro ha riferito che nella Banca dati delle strutture ricettive risultano censite 590.291 locazioni, delle quali 506.296 dispongono già del Cin, e che attraverso questo strumento è ora possibile verificare i flussi fiscali e le dichiarazioni dei redditi relativi alle locazioni brevi, contrastando sommerso ed evasione. Il rafforzamento dei controlli passa anche dalla funzionalità Lens, disponibile dal 2025 per gli operatori comunali, la Guardia di finanza e la polizia locale.
La Regione Emilia-Romagna e il contesto normativo
La legge regionale era stata approvata dall'Assemblea legislativa il 19 dicembre 2025 ed era entrata in vigore il giorno successivo. L'assessore regionale alla Casa Giovanni Paglia ha annunciato che la Regione intende adeguare le disposizioni dichiarate illegittime senza rinunciare all'impianto complessivo del provvedimento. La vicenda dell'Emilia-Romagna si inserisce in un quadro nazionale nel quale diverse amministrazioni hanno tentato di regolamentare il fenomeno delle locazioni brevi con strumenti urbanistici.
La Regione Toscana aveva approvato nel dicembre 2024 il proprio Testo unico del turismo, contenente norme specifiche per disciplinare le locazioni turistiche: in quel caso il ricorso governativo era stato respinto dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 186 del 2025, che aveva riconosciuto la legittimità dei limiti dimensionali imposti dal legislatore regionale e dei poteri di conformazione attribuiti ai Comuni.
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