L’Inter vince ma perde Lautaro, il ko con il Bodo pesa anche sull’infermeria

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte norvegese, quella che ha visto l’Inter capitolare per 3-1 sul sintetico del Bodo/Glimt, potrebbe rivelarsi doppiamente amara per Cristian Chivu. Non solo la squadra dovrà rincorrere due reti nel ritorno di San Siro per strappare il passaggio del turno, ma lo ha fatto lasciando per strada il proprio capitano, quel Lautaro Martinez la cui uscita dal campo, al sessantunesimo, ha gelato i pochi tifosi presenti sugli spalti dell’Aspmyra Stadion e, soprattutto, chiunque segua le sorti nerazzurre. È stato un gesto banale, un movimento forse innaturale su quel manto erboso sintetico, reso ancora più insidioso dal gelo e dalle recenti nevicate, a bloccare il polpaccio dell’attaccante argentino costringendolo a chiedere il cambio e a trascinarsi negli spogliatoi con il volto tirato e la preoccupazione dipinta negli occhi. Una visione, quella del Toro che zoppica vistosamente, che ha immediatamente fatto scattare l’allarme in casa Inter.

Chivu, nel dopo gara, non ha usato giri di parole né ha tentato di alimentare facili illusioni. Intervistato prima da Amazon Prime Video e poi da Sky Sport, il tecnico nerazzurro ha dipinto uno scenario che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Alla domanda sulle condizioni del suo numero 10, la risposta è stata secca e preoccupata: «Secondo me l’abbiamo perso, si è fatto male. È abbastanza serio». Parole pesanti come macigni, quelle di Chivu, che certificano come non si tratti di un semplice affaticamento ma di un infortunio muscolare di una certa rilevanza. Il tecnico ha parlato di un problema «abbastanza serio», aggiungendo poi, quasi a voler sottolineare la gravità del momento, che il giocatore «per un po’ di tempo lo avremo fuori». Una tegola che si abbatte sul gruppo proprio nel momento più delicato della stagione, con il campionato da amministrare e la qualificazione europea in bilico.

L’entità esatta del danno, se si tratti di una lesione di primo o secondo grado al polpaccio, sarà chiarita solo nella giornata di domani, quando Martinez si sottoporrà agli esami strumentali del caso. Ma le sensazioni, a caldo, non sono per niente positive. Il tecnico romeno, nella sua analisi a freddo, ha parlato della necessità di fare la «conta» dei superstiti, lasciando intendere che le scorie della battaglia norvegese non si limitano al solo capitano. Altri giocatori hanno accusato qualche problemino e le loro condizioni andranno valutate nelle prossime ore. Una situazione di emergenza che costringe Chivu a rivedere i piani in vista del prossimo, immediato impegno di campionato: sabato a Lecce. Una trasferta ostica, su un campo difficile, che l’Inter dovrà affrontare con ogni probabilità già senza il suo uomo simbolo.

Il rientro in Italia e l’amaro in bocca per una notte da dimenticare

Il volo di ritorno verso Malpensa è stato silenzioso, carico di rammarico e di preoccupazione. All’aeroporto di Bodo, una struttura minuscola e spartana che nulla ha a che vedere con i grandi scali internazionali a cui i calciatori sono abituati, la comitiva nerazzurra si è mescolata forzatamente tra la gente comune e i tifosi rimasti bloccati dai disagi per la neve. In quell’atmosfera surreale, i volti dei giocatori dicevano più di mille parole. Lautaro è filato via dritto, quasi scortato dallo staff, con quella fastidiosa zoppia che non lasciava presagire nulla di buono. Accanto a lui, anche Piotr Zielinski camminava con passo non proprio sciolto, un altro nome da aggiungere alla lista dei giocatori da valutare con attenzione nelle prossime ore da parte dello staff medico. Una débâcle sportiva, quella subita in campo, che rischia di trasformarsi in una vera e propria crisi di organico. I norvegesi, con le loro ripartenze letali e la fisicità dei loro interpreti, hanno messo a nudo i limiti di una serata storta, ma l’infortunio di Martinez rischia di avere ripercussioni ben più lunghe del semplice novanta minuti giocato sul gelo del circolo polare.

L’analisi della sconfitta e l’eredità pesante del numero 10

Al netto del ko e dei problemi fisici, Chivu ha dovuto rispondere anche delle scelte e dell’approccio alla partita. La squadra, apparsa sorpresa dalla velocità delle transizioni offensive norvegesi, ha pagato a caro prezzo alcune disattenzioni. L’ex difensore, però, ha preferito non cercare alibi nel campo ghiacciato o nel sintetico, sottolineando anzi come l’atteggiamento, almeno inizialmente, fosse stato quello giusto. «Siamo rimasti un po’ sorpresi dalle loro transizioni su alcuni palloni persi e abbiamo pagato dazio», ha spiegato, aggiungendo che «sull’1-1 c’è stata un’occasione che avremmo potuto gestire meglio e poi abbiamo subito due gol identici». Un’analisi tecnica che fotografa l’impotenza nerazzurra nel secondo tempo. Ora, però, la priorità è un’altra: capire per quanto tempo si dovrà fare a meno del proprio capitano e leader. La sua assenza, pesantissima in termini realizzativi e di personalità, getta un’ombra lunga non solo sulla trasferta di Lecce, ma anche e soprattutto sul ritorno di Champions League contro il Bodo/Glimt e sul derby con il Milan che si avvicina all’orizzonte.

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