Il Ponte Che Ha Sfidato Il Terremoto: Tra Le Macerie Del Myanmar, Un Simbolo Di Resistenza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il suolo tremava con una violenza inaudita, riducendo interi quartieri a cumuli di detriti, un ponte strallato nel Myanmar è rimasto in piedi, sfidando un sisma otto volte più potente di quello che nel 1908 rase al suolo Reggio Calabria e Messina. Quell’evento, che causò circa mezzo milione di vittime – molte delle quali inghiottite dallo tsunami scatenato dalla scossa – resta una delle pagine più drammatiche della storia sismica moderna. Eppure, oggi, quell’immagine di resistenza offre un contrasto straziante con il bilancio attuale: oltre duemila morti, 3.900 feriti e 270 dispersi, numeri destinati a salire man mano che le squadre di soccorso setacciano le macerie.

A Yangon, la giunta militare ha osservato un minuto di silenzio alle 12:51:02, l’ora esatta in cui la terra ha iniziato a scuotersi. Le sirene del municipio hanno rotto il silenzio di una città ferita, mentre i sismologi, già al lavoro per analizzare l’evento, hanno stimato una faglia lunga 400 chilometri, un dato che spiega l’estensione del disastro.

Non lontano dall’epicentro, nella provincia cinese dello Yunnan, le telecamere hanno immortalato un altro momento di umana tenacia: due infermiere che, tra le pareti tremanti di un ospedale, cercavano di proteggere i neonati nelle culle, cullandone uno tra le braccia mentre l’altro tentava di stabilizzare i lettini. Scene che si intrecciano con quelle riprese dagli studenti del monastero Ma Soe Yein a Mandalay, dove i monaci buddisti hanno assistito impotenti al crollo dei piani superiori di un edificio vicino.

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