La pace a piazzetta Cuccia passa dal polo del risparmio, ma c’è l’incognita Mps
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Redazione Economia
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Non si può ancora parlare di una tregua definitiva, ma il clima attorno al risiko bancario italiano appare meno teso rispetto alle scorse settimane. Le parole concilianti di Francesco Milleri, presidente di Delfin – la holding della famiglia Del Vecchio – hanno contribuito a stemperare gli animi, soprattutto nei confronti di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca. Un segnale che, sebbene non risolutivo, indica una possibile via di dialogo in un contesto tradizionalmente segnato da rivalità tra Milano e Roma.
Quella che si sta consumando tra le due città è una partita che affonda le radici nella storia finanziaria del Paese: da una parte la capitale, con il suo capitalismo legato a dinamiche familiari e politiche, dall’altra Milano, simbolo di un’efficienza più marcatamente internazionale. Una contrapposizione che, ciclicamente, riemerge nelle grandi operazioni di mercato, come quella che vede oggi al centro Generali e Banca Generali.
Proprio su quest’ultima si è concentrata l’ultima mossa di Mediobanca, che ha proposto ai soci della banca privata uno scambio di azioni con una quota del Leone di Trieste. Un’operazione che, se portata a termine, potrebbe ridisegnare gli equilibri del risparmio gestito italiano. Ma mentre Piazzetta Cuccia cerca di consolidare il suo ruolo, resta l’incertezza legata a Monte dei Paschi di Siena, la cui sorte – ancora una volta – pesa come un’ombra sull’intero sistema.
Milleri, da parte sua, ha preferito mantenere un profilo prudente. «Come Delfin siamo coinvolti in entrambe le parti, Mediobanca e Generali, con un investimento simile» ha dichiarato a margine dell’assemblea di EssilorLuxottica, lasciando intendere che la sua posizione rimane neutrale. Quello che sembra auspicare è una soluzione che non produca né vincitori né vinti, in un settore dove ogni mossa può avere ripercussioni ampie e imprevedibili.




