Vertenza Natuzzi, salta il tavolo in Confindustria Bari: i sindacati proclamano la mobilitazione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si è concluso con una netta rottura l’incontro convocato oggi in Confindustria Bari tra la dirigenza del gruppo Natuzzi e le rappresentanze sindacali, un confronto che molti speravano potesse ricucire lo strappo apertosi nelle settimane precedenti. La presentazione del piano industriale da parte dell’azienda, che di fatto ricalca le linee già annunciate nei mesi scorsi, ha ricevuto il secco e unanime rifiuto delle organizzazioni dei lavoratori, le quali, al termine del tavolo, hanno ufficialmente proclamato lo stato di mobilitazione. Una decisione, questa, che giunge dopo aver ascoltato la replica della proprietà, incentrata su una strategia che i sindacati, con una nota congiunta, hanno definito «totalmente inaccettabile».

Il nodo principale del contendere, che aveva già visto fallire i precedenti tentativi di mediazione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, risiede nella filosofia stessa del piano presentato dall’azienda. Una filosofia che, nella lettura fornita da FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, non si discosta per nulla dalle bozze precedenti: si parla ancora di tagli al personale, di riduzione complessiva della capacità produttiva e di chiusure di stabilimenti, con un’ulteriore spinta verso l’esternalizzazione delle lavorazioni. A questo si aggiunge, particolare non secondario, la conferma dell’assenza di qualsiasi volontà di riportare in Italia le produzioni che erano state delocalizzate in Romania, un punto, quest’ultimo, su cui le sigle avevano invece chiesto un impegno formale per garantire un futuro agli impianti pugliesi.

L’assenza di strategie di sviluppo e il ritorno al confronto ministeriale

Alla base della ferma opposizione dei rappresentanti dei lavoratori non c’è solo la difesa dell’occupazione in sé, ma anche la constatazione di una mancanza di visione a lungo termine che i sindacati leggono nelle pieghe del documento aziendale. Ciò che viene contestato alla proprietà è l’assenza di quelle che vengono definite «strategie di sviluppo e futuro», elementi che, a giudizio delle segreterie, sarebbero indispensabili per giustificare un sacrificio occupazionale di tale portata. L’azienda, dal canto suo, continua a sostenere la necessità di un riassetto per far fronte a un mercato globale in profonda evoluzione, ma questa linea argomentativa non ha trovato sponde al tavolo, dove si è preferito sottolineare come, dopo decenni di ricorso agli ammortizzatori sociali, si chieda ancora una volta un prezzo troppo alto ai dipendenti.

Con il confronto in Confindustria Bari definitivamente arenato, l’attenzione si sposta ora sugli appuntamenti istituzionali già in calendario. I sindacati, forti del mandato ricevuto dai lavoratori, hanno annunciato una serie di iniziative che culmineranno il prossimo 2 marzo, data in cui è previsto un tavolo decisivo al MIMIT. In vista di quell’incontro, che si preannuncia già tesissimo, le rappresentanze sindacali hanno indetto assemblee in tutti gli stabilimenti del gruppo, con l’obiettivo di informare la base e discutere le prossime mosse. Contestualmente, è stato organizzato un presidio sotto la sede del Ministero per quella stessa giornata, un modo per portare fisicamente le ragioni dei lavoratori davanti al governo e per tenere alta l’attenzione su una vertenza che riguarda centinaia di famiglie pugliesi e lucane.

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