Il Gp del Brasile e l’arte dell’agguato: Acosta graffia nel finale, Bezzecchi terzo davanti a Marquez

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La prima sessione di prove libere del Gran Premio del Brasile, seconda tappa di questo Mondiale 2026 che si scrive su un circuito – quello di Goiania intitolato ad Ayrton Senna – tornato a ospitare la classe regina dopo ben 37 anni, ha consegnato una classifica che sembra raccontare più di quanto non dica, e lo ha fatto con la consueta, spietata logica del venerdì: quella in cui i valori veri restano ancora in larga parte celati, ma le gerarchie immediate, quelle della pista bagnata e poi gradualmente asciutta, si definiscono con la brutalità del cronometro. A prendersi la scena, nell’ora di lavoro iniziata con un ritardo di sessanta minuti sul programma per le condizioni del tracciato, è stato Pedro Acosta. Lo spagnolo della KTM, che in sella alla sua RC16 ha stampato il tempo di 1’26”688 proprio allo scadere, ha messo in fila un manipolo di inseguitori tra cui spicca il sorprendente Jack Miller, secondo a 87 millesimi con la Yamaha del team Pramac e, fatto di non secondaria importanza, l’unico ad aver azzardato con costanza la gomma slick su un asfalto inizialmente umido e ancora insidioso.

Il finale che ribalta le gerarchie e la pazienza di Marc Marquez

Per larghi tratti della sessione, caratterizzata da una pista che ha smesso di ricevere pioggia prima del via ma che ha presentato a lungo chiazze d’acqua capaci di mettere in difficoltà chiunque cercasse il limite, il riferimento era stato un altro. Marc Marquez, in sella alla Ducati ufficiale, aveva tenuto la testa della classifica quasi con la regolarità di un metronomo, accumulando giri e gestendo un equilibrio precario tra la necessità di raccogliere dati e quella di non rischiare inutili cadute su un fondo non omogeneo. È stato però nell’ultimo giro, quello che i piloti hanno sfruttato dopo aver visto sventolare la bandiera a scacchi, che il copione si è capovolto. Acosta ha prima scavalcato il campione spagnolo e poi, insieme a Miller, ha completato un’operazione che ha relegato Marquez al quarto posto, con il tempo di 1’26”975, a quasi tre decimi dal leader. Una dinamica, questa degli assalti in extremis, che restituisce bene il carattere di una sessione vissuta dai protagonisti come un lungo studio, prima di tentare il tutto per tutto nell’ultimo tentativo utile.

Bezzecchi e l’Aprilia, terzo tempo tra i grandi

A inserirsi nel gruppo di testa, e a farlo con la sostanza di chi non ha bisogno di sorprese per essere competitivo, è stato Marco Bezzecchi. Il pilota della Aprilia, terzo con il tempo di 1’26”918, ha preceduto proprio Marc Marquez nel finale, confermando una certa familiarità con le condizioni miste che hanno caratterizzato la sessione. Il suo giro, arrivato anch’esso nella tornata conclusiva di tentativi, ha rappresentato per la casa di Noale un segnale di continuità rispetto a quanto visto nell’avvio di stagione, anche se su una pista resa insidiosa dalla pioggia caduta nelle ore precedenti e da un asfalto che ha messo a dura prova la capacità di lettura dei piloti. La graduatoria, in questo contesto, ha visto lo stesso Bezzecchi precedere un gruppetto compatto di inseguitori, tra cui lo stesso Marquez e un Francesco Bagnaia che, con il nono tempo, ha preferito probabilmente conservare piuttosto che forzare in condizioni ancora al limite.

L’asfalto umido, le insidie del nuovo tracciato e il valore del venerdì

Il ritorno della MotoGP a Goiania, a distanza di quasi quattro decenni dall’ultima presenza nel calendario, ha imposto a piloti e tecnici un lavoro supplementare su una pista sconosciuta ai più. La sessione, iniziata con un’ora di ritardo per permettere agli addetti di operare su una superficie ancora bagnata, si è svolta con condizioni in costante ma lento miglioramento: se nelle fasi iniziali le zone d’acqua costringevano a traiettorie obbligate, nei minuti finali la linea ideale ha iniziato ad asciugarsi, permettendo a chi aveva maggiore confidenza – come Miller, capace di interpretare al meglio il momento di passaggio – di ottenere riferimenti preziosi in ottica del resto del weekend. Il tempo di Acosta, quindi, se da un lato certifica la competitività immediata del centauro spagnolo, dall’altro va letto come il prodotto di una sessione in cui la variabile ambientale ha giocato un ruolo determinante, premiando chi ha saputo attendere il momento giusto per il tentativo decisivo senza consumare anticipatamente le gomme.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.