Caos sulla "tregua" del 9 maggio mentre Russia e Ucraina si scontrano a colpi di diplomazia e missili
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Redazione Esteri
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Mentre Mosca si prepara a celebrare con fasto l’anniversario della vittoria sovietica sul nazismo, fissato per il 9 maggio, le tensioni con Kiev raggiungono un nuovo apice. Volodymyr Zelensky, in un intervento carico di ambiguità, ha avvertito che l’Ucraina non può assicurare l’incolumità dei rappresentanti stranieri presenti alla parata moscovita, lasciando trapelare una minaccia non troppo velata. Un messaggio che, se da un lato sembra voler dissuadere la partecipazione occidentale ai festeggiamenti, dall’altro ribadisce l’irriducibilità di Kiev di fronte a un evento simbolo, per il Cremlino, della propria narrazione storica.
Nei giorni scorsi, mentre la capitale russa si è tinta di rosso con bandiere e stendardi che omaggiano l’Armata Rossa, gli scontri sul campo hanno conosciuto un’intensificazione. Le incursioni ucraine in Crimea e i ripetuti bombardamenti russi su obiettivi civili appaiono come mosse calibrate per guadagnare terreno negoziale, in un momento in cui entrambi i contendenti sfruttano ogni occasione per dimostrare forza. Se da una parte Zelensky ha espresso apertura verso un cessate il fuoco immediato, purché Mosca faccia altrettanto, dall’altra le dichiarazioni del governo russo continuano a respingere ogni ipotesi di dialogo, insistendo su una retorica bellicosa che dipinge Kiev come un’entità destinata a "sparire" se dovesse provocare ulteriormente.
Intanto, la guerra entra nel suo 1.166esimo giorno, e le esplosioni notturne nella capitale ucraina, dovute all’ennesimo attacco con droni, ricordano che il conflitto è ben lontano dall’esaurirsi. A Roma, il presidente Mattarella ha convocato il Consiglio supremo di Difesa, segnale di un’attenzione costante da parte dell’Italia verso gli sviluppi di una crisi che, nonostante i tentativi di mediazione, sembra destinata a protrarsi.




