Bolzano, trasportatori in allarme: "L'accisa sul gasolio è una minaccia per l'economia"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Legge di Bilancio per il 2026, il cui testo è ora all'esame del Senato dopo il passaggio alla Camera, introduce una riforma storica e contestatissima della fiscalità sui carburanti, destinata a porre fine, dopo decenni, al trattamento di favore di cui ha goduto il gasolio. L'operazione, tecnicamente, si configura come un riallineamento: l'accisa sulla benzina scenderebbe di 4,05 centesimi al litro, mentre quella sul diesel salirebbe della stessa identica cifra, facendo così convergere entrambe le aliquote a 67,2 centesimi per ogni litro erogato. Una manovra che, stando alle previsioni, porterà nelle casse dello Stato un gettito aggiuntivo di 550 milioni di euro, ma che solleva onde d'urto immediate in settori economici già fragili.

La protesta del trasporto merci

Dal Trentino Alto Adige, regione cruciale per i traffici commerciali con l'Europa, si leva un grido d'allarme che sintetizza il malessere di un'intera categoria. Marco Barchetti, presidente di CNA Trasporto Merci, non usa giri di parole e definisce la decisione governativa "un colpo durissimo" per migliaia di micro, piccole e medie imprese. "La misura, che equivale a un aumento del 200% dell'accisa sul gasolio", afferma Barchetti, "è insostenibile per il comparto". Il timore, più che legittimo, è che questo aggravio di costi, ineludibile per aziende che percorrono centinaia di migliaia di chilometri l'anno, finisca per alimentare l'inflazione, minando alla base la competitività delle imprese italiane, le quali si troverebbero a dover assorbire un onere o a trasferirlo sui prezzi dei beni trasportati.

L'impatto calcolato sugli automobilisti

Oltre al mondo del trasporto professionale, a subire le conseguenze della manovra sarà una fetta consistente della popolazione. Secondo le stime del Codacons, l'Associazione dei consumatori che ha analizzato la bozza del provvedimento, l'incremento di 4,05 centesimi per ogni litro di gasolio si tradurrebbe in un esborso aggiuntivo di circa 60 euro all'anno per i proprietari delle 16,6 milioni di autovetture diesel che circolano nel paese. Una cifra che, sebbene possa apparire contenuta nel singolo caso, assume un peso collettivo non indifferente, andando a pesare sul bilancio familiare e sulle scelte di mobilità di milioni di persone.

Il contesto di una riforma attesa

Nonostante le proteste, la misura si inserisce in un disegno più ampio di razionalizzazione del sistema fiscale applicato all'energia, un passo che molti osservatori consideravano ormai inevitabile. L'equiparazione delle accise, del resto, segna la fine di un'era in cui il diesel, per lungo tempo incentivato in virtù di una minore emissione di anidride carbonica rispetto ai motori a benzina di vecchia generazione, ha beneficiato di un vantaggio competitivo non più giustificabile alla luce delle evoluzioni tecnologiche e delle politiche ambientali. Il governo, dunque, procede verso un allineamento che avrà, come è ovvio, effetti profondi non solo sul portafoglio di automobilisti e imprenditori, ma anche sulle strategie del mercato automobilistico e su settori trainanti come l'agricoltura, costretti a rivedere i propri calcoli in un panorama radicalmente mutato.

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