Il ricordo di David Riondino, funerale martedì a Roma tra poesia e palcoscenico
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si terranno martedì 31 marzo alle 11, nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo a Roma, i funerali di David Riondino, l’artista scomparso domenica 29 marzo nella sua casa romana all’età di 73 anni al termine di una malattia. Nato a Firenze, con radici familiari che affondavano a Castelnuovo d’Elsa, nell’Empolese Valdelsa, Riondino viveva da tempo nella Capitale; eppure, la sua eredità culturale – fatta di versi, musica e una ironia sottile – si è dispersa per decenni su molti palcoscenici, compresi quelli cremonesi e cremaschi, dove chi lo ha incontrato ne ricorda la presenza leggera ed elegante.
L’eclettismo di un giullare moderno
Con lui se ne va, è doveroso dirlo, una delle figure più inclassificabili del nostro panorama: cantautore, attore, intellettuale, studioso appassionato di Dante, Ariosto e Boccaccio, ma anche – e forse soprattutto – giullare nel senso più antico e nobile del termine. Perché Riondino non si limitava a intrattenere; riusciva a saldare la poesia alla ferriera, il canto popolare alla lezione accademica. Correva l’anno 1991, per esempio, quando al Ponchielli andò in scena ‘La commedia da due lire’ di e con Paolo Rossi, e accanto a lui c’erano David Riondino e Lucia Vasini, su musiche e canzoni di Enzo Jannacci e dello stesso Riondino. Quello spettacolo rimane una traccia luminosa del suo modo di abitare la scena: mai sopra le righe, sempre dentro la lingua, con quella capacità di trasformare una rima in una carezza o in una stilettata.
Le tappe cremasche e l’amore per Tex
A riprova della sua geografia artistica frammentata e preziosa, ci sono le date nei teatri di provincia: a Soresina nel 1999 con ‘Rombi & Milonghe’, al Galieli di Romanengo nel 2001 insieme a Sandro Lombardi per una lettura inconsueta dell’Inferno dantesco, a Casalbuttano con Dario Vergassola ne ‘I cavalieri del tornio’ nel 2002, e ancora nel 2012 per le Corde dell’Anima in piazza del Comune a Cremona. Ovunque portasse il suo repertorio – fatto di canzoni, recitazione e una cultura che non faceva mai a pugni con la leggerezza – Riondino lasciava il segno di un intellettuale capace di parlare a tutti. Tra le sue passioni meno note ma più sentite, c’era il fumetto, e in particolare il Tex di Bonelli: a quel ranger, tanto amato dagli appassionati, Riondino ha dedicato parecchie canzoni, ancora oggi disponibili su canali YouTube e testimonianza di un amore sincero per la narrazione popolare.
Il saluto di Bergonzoni e l’assenza di retorica
Non è mancato, in queste ore, l’omaggio di chi lo conosceva bene. Lo scrittore e drammaturgo Alessandro Bergonzoni lo ha ricordato con parole che evitano ogni celebrazione vuota: “Avrem cura di te, che hai avuto cura di non farci sprofondar nell’idiozia imperante, ma di viverti bene, con altra musica, versi e parola cocente. Baciamo te e la rima cantata, mai purchessia”. E ancora: “Tra tanti buoni, ma a nulla, a te buono in tutto, direm ancora e ancora grazia, e buone vite. Continua a giullare e pungerci, dolcemente. Intanto ridiamoci!”. Un congedo che somiglia al suo stesso stile: ironico, affettuoso, mai enfatico. Probabilmente i nostri lettori hanno incontrato Riondino e le sue opere in modo diverso, a seconda della generazione di appartenenza e delle abitudini nel tempo libero: chi da bambino lo guardava in televisione, chi lo ascoltava cantare in un club, chi lo leggeva nelle sue incursioni dantesche. Quel che resta, martedì a Roma, sarà un ultimo saluto corale a un uomo che ha saputo tenere insieme la cultura alta e il sorriso popolare senza mai tradire né l’una né l’altro.




