Washington nega il visto a Thierry Breton e altri, l'Unione europea protesta: "Atto inaccettabile"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una nuova e aspra controversia diplomatica si è aperta tra gli Stati Uniti e l'Unione europea, dopo che Washington ha deciso di applicare sanzioni di natura amministrativa, vietando formalmente l'ingresso nel territorio americano a cinque personalità europee particolarmente attive nel campo della regolazione del settore digitale. La misura, che ha colpito tra gli altri l’ex commissario europeo Thierry Breton, è stata giustificata dal Dipartimento di Stato con l’accusa di aver promosso, secondo la visione americana, pratiche equiparabili a una “censura” nei confronti delle principali piattaforme online, azioni ritenute lesive degli interessi strategici degli Stati Uniti.

Le motivazioni di una scelta senza precedenti

L'annuncio, pervaso da un tono particolarmente duro, è giunto nelle ore notturne tra il 23 e il 24 dicembre, cogliendo di sorpresa le istituzioni di Bruxelles e diversi governi nazionali. La decisione, che rappresenta un fatto inedito nella gestione delle relazioni transatlantiche, va al di là della semplice disputa politica o commerciale, toccando invece il nervo scoperto della sovranità normativa e del diritto dei singoli Stati, o blocchi come l'Ue, di legiferare in materia di concorrenza, protezione dei dati e responsabilità degli intermediari digitali. Le figure sanzionate, delle quali non sono stati resi noti tutti i nomi, sono state individuate per il loro ruolo chiave nella promozione e nell'applicazione di normative come il Digital Markets Act e il Digital Services Act, pilastri della strategia digitale europea.

La reazione immediata e compatta delle istituzioni europee

La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere, assumendo da subito i contorni di una ferma e unitaria condanna. A parlare, in prima battuta, è stato il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, il quale ha definito le restrizioni di viaggio “inaccettabili tra alleati, partner e amici”, sottolineando come l'Unione sia pronta a rispondere in modo rapido e deciso per difendere la propria autonomia. Una posizione rafforzata dalla Commissione europea, che ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui esprime “ferma condanna” verso provvedimenti ritenuti privi di una base giustificabile e contrari allo spirito di cooperazione che dovrebbe caratterizzare il dialogo tra due entità storiche alleate.

Il sostegno di Parigi e lo scontro sulla sovranità digitale

Alla protesta istituzionale si è unita con veemenza anche la Francia, per voce del presidente Emmanuel Macron. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, il capo dell'Eliseo ha bollato le sanzioni come atti di “intimidazione e coercizione” volti a indebolire la sovranità digitale europea, ribadendo la determinazione del continente a proseguire sulla strada di una regolamentazione autonoma e stringente. Questo episodio, al di là delle immediate ripercussioni diplomatiche, rischia infatti di inasprire ulteriormente un confronto tecnologico e normativo già teso, dove l'Europa persegue con determinazione un modello di governance dei mercati digitali fondato su regole stringenti, mentre l'amministrazione americana, ora guidata nuovamente da Donald Trump, sembra intendere tali politiche come barriere non tariffarie da contrastare con ogni mezzo, ivi incluse misure di pressione personale sui funzionari coinvolti.

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