San Salvario aspetta, l'imam rimane lontano da Torino
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Redazione Interno
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Alla moschea di via Saluzzo, a Torino, la routine delle preghiere prosegue in un’attesa carica di silenziosa attenzione. I fedeli, che arrivano per la seconda preghiera della giornata, sanno che dovranno pazientare ancora per riabbracciare l’imam Mohammed Shahin, il quale, stando a quanto riferito dai suoi legali, preferisce mantenersi lontano dal clamore mediatico che ha avvolto la sua vicenda. Per questo motivo, il rientro nel capoluogo piemontese è stato rimandato di qualche giorno; egli si è fermato in una località fuori città, dove è stato raggiunto dalla moglie e dai due figli. La linea è quella della cautela, un approccio dettato dalla complessità di una situazione giudiziaria ancora aperta e delicata.
La decisione della Corte e la nuova collocazione
La sua attuale libertà è il frutto del pronunciamento della Corte d’Appello di Torino, che ne ha disposto la scarcerazione, consentendogli così di lasciare il Centro di permanenza per i rimpatri di Caltanissetta dove era trattenuto. Shahin ha quindi fatto ritorno al Nord Italia, senza però fare ingresso a Torino, stabilendosi in una località la cui identità viene mantenuta riservata. I giudici torinesi, valutando il caso, hanno ritenuto che la sua condotta non configurasse una minaccia così imminente e grave da giustificare il prolungamento della detenzione amministrativa, una decisione che inevitabilmente riapre dibattiti sui criteri applicati in materia di sicurezza nazionale.
Il nodo giurisdizionale in corso
Il provvedimento di espulsione, firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a seguito di frasi pronunciate dall’imam durante una manifestazione di solidarietà per la Palestina, rimane infatti formalmente in vigore. La sua esecutività, però, è ora sospesa in attesa dell’esito di un ricorso al Tar del Lazio, la cui prima udienza è fissata per lunedì prossimo. Quel tribunale amministrativo sarà chiamato a esaminare la legittimità del decreto ministeriale, in un confronto serrato tra le prerogative di tutela dell’ordine pubblico e i diritti individuali della persona.
Le reazioni politiche e il contesto
La vicenda, sin dall’inizio, ha superato l’ambito strettamente giudiziario per diventare un tema di scontro politico. Da una parte, esponenti di Avs hanno definito la scarcerazione una notizia fonte di "immensa gioia", mentre il segretario della Cgil Maurizio Landini ha brindato alla decisione. Dall’altra, forze di maggioranza come Fratelli d’Italia hanno espresso scetticismo, chiedendosi quali vantaggi concreti la scarcerazione porti ai lavoratori e sottolineando il contenuto delle prediche dell’imam, giudicate pericolose. Le sue dichiarazioni, in particolare alcune considerazioni sul conflitto israelo-palestinese che hanno incluso un riferimento agli eventi del 7 ottobre, erano già state oggetto di attenzione da parte del Viminale.




