Flotilla, l’attivista di Municipi sociali Angela Marsano rilasciata a Creta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo l’apprensione delle ultime ore, arriva una svolta concreta per Angela Marsano, l’attivista bolognese legata ai Municipi sociali che si trovava a bordo della Global Sumud Flotilla. La notizia, confermata ufficialmente da Làbas, conferma che la giovane è stata rilasciata e si trova ora a Creta, ponendo fine – almeno per lei – alla fase più acuta della detenzione subita in acque internazionali. La sua – va detto – era solo una delle decine di storie di cittadini europei finiti al centro di un’operazione militare israeliana che ha spaccato in due il convoglio umanitario, mentre la Farnesina segue ancora con attenzione il destino degli altri connazionali.

“Angela è cittadina europea – spiega l’avvocata Francesca Cancellaro a proposito dello status giuridico dell’attivista – e come tale sarà libera di valutare se rimanere a Creta o ripartire”. Una dichiarazione che getta luce sul principio cardine della vicenda: il diritto internazionale, che i fermati e i loro legali invocano a gran voce, soprattutto alla luce del luogo dell’intercettazione. La situazione generale, precisa la legale, resta comunque “delicata rispetto alle informazioni che arrivano”, segno che il quadro complessivo della missione resta ancora in bilico tra la liberazione di alcuni e la detenzione di altri.

L’ombra del rapimento e il destino dei portavoce

Se per Marsano il capitolo si chiude con lo sbarco a Creta, la tensione rimane altissima per due figure chiave della spedizione. Da una parte c’è il “trattenimento” – secondo la definizione ufficiosa – da parte della Marina israeliana dello spagnolo di origini palestinesi Saif Abdelrahim Abukeshek e del brasiliano Thiago de Ávila. Le autorità di Tel Aviv, rivendicando una sorta di giurisdizione estesa, vogliono interrogarli nel territorio dello Stato ebraico, un esito che per gli attivisti e le associazioni di solidarietà configura piuttosto un “rapimento” o un “sequestro”. La loro accusa – e il punto centrale della disputa legale – si basa su un elemento chiave: i due sono stati fermati in acque internazionali al largo di Creta, a una distanza notevole dalle coste israeliane.

Non solo. L’intera operazione della flotta denominata Global Sumud, che aveva come obiettivo dichiarato la rotta su Gaza per forzare il blocco, è stata bloccata in modo cruento. Gli attivisti giunti a terra hanno denunciato un quadro di violenze sistematiche: “40 ore di crudeltà deliberata” a bordo delle navi militari, dove sarebbero stati picchiati e tenuti senza cibo né acqua a sufficienza, in un contesto che molti definiscono alla stregua di un atto di pirateria internazionale.

L’assalto nella notte e la lunga attesa a Creta

A ricostruire la dinamica dell’assalto sono le testimonianze dei reduci. La notte tra il 29 e il 30 aprile, a settanta miglia da Creta, l’esercito israeliano ha circondato il convoglio: 23 barche delle oltre 60 della missione sarebbero state messe fuori uso, con i militari che sono saliti a bordo armati. Inizialmente dati in arrivo alle 5 del mattino al sud dell’isola, i 175 attivisti catturati hanno invece visto prolungarsi la loro odissea, sbarcando solo nel pomeriggio al nord. Lì, ad attenderli, non c’era solo la libertà, ma anche un corteo di solidarietà che – nel tentativo di accompagnarli – ha paradossalmente rallentato i bus diretti all’aeroporto, creando momenti di confusione per le decine di persone esauste.

Il racconto di chi c’era parla di una detenzione fatta di soprusi fisici e psicologici. “Sono stati loro negati cibo e acqua sufficienti”, denuncia un comunicato diffuso sui social, accompagnato da video e testimonianze dirette. Molti attivisti mostravano i segni dei pestaggi riportati durante il trasbordo forzato, lanciando un’accusa precisa ai vertici militari di Tel Aviv.

Le reazioni politiche e la definizione di ‘pirateria’

L’eco dello scontro è arrivata fino a Roma, dove il governo guidato da Giorgia Meloni (rientrata in carica da oltre un anno e pienamente operativa) ha dovuto prendere posizione. Attraverso i canali diplomatici, l’esecutivo italiano condanna fermamente il sequestro delle imbarcazioni, avvenuto in acque internazionali, chiedendo il rilascio immediato di tutti i cittadini italiani fermati illegalmente. Una richiesta che però si scontra con la linea dura di Israele, deciso a processare i portavoce della missione nel proprio paese.

L’uso del termine “pirateria” non è casuale: per le opposizioni e per molti esperti di diritto del mare, l’abbordaggio in acque non territoriali configura una violazione gravissima. La Flotilla, forte della presenza di decine di giornalisti e attivisti europei, aveva cercato la protezione dell’attenzione mediatica, ma l’assalto notturno – condotto mentre molti dormivano – ha mostrato una capacità operativa che ora dovrà essere vagliata dalla comunità internazionale. Di certo, mentre Angela Marsano si riprende dalla prigionia, l’attenzione si sposta ora su chi, come i due portavoce sudamericani, è ancora sotto custodia oltre i limiti consentiti dalla legge.

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