L'eurozona rallenta, i dazi Usa tagliano il Pil: l'Italia rischia lo 0,6% nel 2025

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Prevedere con esattezza l’impatto dei dazi annunciati dall’amministrazione Trump – che colpiranno con un’aliquota del 20% le importazioni dall’eurozona – è, secondo gli analisti della banca olandese Ing, "praticamente impossibile". Tuttavia, le stime preliminari indicano che, nell’arco di due anni, la crescita del Pil nell’area euro potrebbe subire una frenata di 0,3 punti percentuali. Un effetto che, seppur non devastante in termini assoluti, rischia di aggravare una situazione già fragile, con l’economia continentale che, come sottolineano gli stessi economisti, "procede a passo di lumaca".

La minaccia di una nuova recessione, del resto, è stata paventata anche da altri istituti finanziari. Barclays e Citi hanno evidenziato come le barriere commerciali imposte dagli Stati Uniti possano ulteriormente indebolire la domanda globale, già compromessa da un contesto geopolitico instabile. Se da un lato i controdazi europei – qualora applicati – potrebbero alimentare l’inflazione, dall’altro l’apprezzamento dell’euro e un eventuale afflusso di merci cinesi a basso costo potrebbero avere l’effetto opposto, deprimendo i prezzi. Un quadro incerto, che complica il lavoro della Bce e della Fed nella definizione delle politiche monetarie.

L’Italia, intanto, si prepara a pagare un conto salato. Confindustria ha già rivisto al ribasso le previsioni per il 2025, stimando una crescita dello 0,6%, ben al di sotto delle attese precedenti. "Le barriere tariffarie minano l’economia: sono un errore", ha avvertito l’associazione degli industriali, sottolineando come il protezionismo rischi di destabilizzare intere filiere. A Prato, per esempio, il distretto tessile – che fonda il suo successo sull’export e su una rete di piccole e medie imprese – teme ripercussioni immediate.

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