Il dolore di Paolantoni e il futuro del Sannazaro: “Era il teatro di tutti noi. Un progetto per ricostruirlo”
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Redazione Interno
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Francesco Paolantoni, e con lui l’intera Napoli dello spettacolo, si trova a fare i conti con una ferita profonda, aperta dalle fiamme che hanno divorato il teatro Sannazaro. L’atteso e amato comico, raggiunto nel centro di produzione Rai di Napoli dove si registra “Step, stasera tutto è possibile” — trasmissione che tornerà sugli schermi da lunedì 23 febbraio —, ha messo da parte per un attimo il sorriso per raccontare lo sgomento che lo ha colto insieme al collega Biagio Izzo. «Era il simbolo del teatro della commedia dell’arte napoletana, siamo tutti veramente sommersi dalla tristezza», ha esordito, e le sue parole pesano come macigni in una città che quel teatro lo sentiva come parte della propria identità, quasi un salotto buono affacciato su via Chiaia. Non è solo la perdita di un edificio, per quanto storico e prestigioso, ma il venir meno di un luogo che aveva formato generazioni di attori e appassionati, una bomboniera — come amavano chiamarla — in cui la cultura partenopea aveva trovato una delle sue voci più autentiche. Mentre le operazioni di spegnimento proseguivano per ore, con i vigili del fuoco costretti a fare i conti con il crollo della cupola e il cedimento di alcuni palchetti che hanno causato ferite lievi a due operatori, la città intera tratteneva il fiato davanti a quelle immagini di fumo e distruzione. Il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Giuseppe Paduano, non ha usato giri di parole nel descrivere lo scenario: il teatro è completamente compromesso, ha spiegato, con il palcoscenico, la platea e il foyer ridotti in cenere e macerie, e la struttura che richiederà un intervento imponente per tornare a vivere. E se i primi rilievi tecnici, come quelli raccolti dagli addetti ai lavori e dalle agenzie di stampa, parlano di danni che potrebbero oscillare tra i sessanta e i settanta milioni di euro, è chiaro che la ferita economica si intreccia inestricabilmente con quella culturale e sentimentale. A ciò si aggiunge la beffa dei contributi ministeriali che il Sannazaro, in quanto centro di produzione, rischia di perdere qualora l’intera stagione teatrale dovesse saltare, un ulteriore colpo per una realtà che fino al giorno prima del rogo registrava il tutto esaurito.
Il dramma nel quartiere Chiaia e le misure di sicurezza
L’incendio divampato nelle prime ore del mattino non ha risparmiato i residenti del centralissimo quartiere Chiaia, svegliati all’alba da un odore acre di bruciato e da una coltre di fumo così densa da rendersi visibile da diversi punti della città. Il sindaco Gaetano Manfredi, immediatamente attivatosi insieme alla prefettura e alla protezione civile, ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente per tutelare l’incolumità delle persone che vivono o transitano nell’area interessata dal rogo. Le disposizioni, che resteranno in vigore fino a nuove valutazioni da parte degli organi tecnici, raccomandano ai cittadini di evitare di stazionare a lungo all’aperto, di tenere chiuse finestre, porte e serrande, e di spegnere qualsiasi impianto di condizionamento o ricircolo dell’aria che potrebbe veicolare all’interno delle abitazioni le particelle nocive. Particolare attenzione è stata posta anche alla catena alimentare, con l’invito a lavare con cura frutta e verdura prima del consumo. Il fumo, denso e carico di sostanze derivanti dalla combustione dei materiali scenici — legno, stoffe e vernici — rappresenta un pericolo subdolo per le vie respiratorie, tanto che alcune persone sono state soccorse per lievi intossicazioni e condotte in ospedale per accertamenti, mentre una sessantina di residenti è stata evacuata dagli appartamenti limitrofi alla struttura, alcuni dei quali comunque già resi inagibili dalle stesse fiamme. Sul posto, i tecnici dell’Arpac hanno posizionato una centralina per il monitoraggio costante della qualità dell’aria, un presidio necessario per valutare l’evolversi della situazione e scongiurare rischi per la salute pubblica, mentre la protezione civile ha allestito un punto di assistenza per fornire informazioni e supporto a quanti sono rimasti coinvolti nel caos di queste ore.
La reazione del mondo della cultura e le prime indagini
Di fronte alla devastazione, il mondo dello spettacolo non è rimasto in silenzio, e anzi ha subito cominciato a interrogarsi su come poter contribuire a restituire alla città il suo teatro. Lo scrittore Maurizio De Giovanni, che proprio sul palco del Sannazaro aveva dialogato con David Grossman dieci giorni prima del rogo, ha lanciato un appello accorato affinché istituzioni e operatori culturali si attivino concretamente, magari organizzando spettacoli in altri teatri il cui incasso possa essere interamente devoluto alla ricostruzione. Una disponibilità immediata, la sua, che si aggiunge a quella della proprietà del teatro, con Lara Sansone — nipote della grande Luisa Conte e attuale anima del Sannazaro — visibilmente provata e in lacrime davanti a ciò che resta di un sogno di famiglia, ma determinata a non arrendersi. Il sostegno è arrivato anche dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che fin dalle prime ore ha contattato il sindaco Manfredi per concordare una linea d’azione comune, e dal presidente della Regione Campania Roberto Fico, che ha parlato di una ferita che riguarda l’intera identità partenopea. Intanto, la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per incendio colposo, con l’ipotesi che il rogo possa essere partito da un condominio adiacente al teatro per poi propagarsi alla struttura, ma al momento gli inquirenti procedono contro ignoti, in attesa che i sopralluoghi dei vigili del fuoco e della polizia scientifica possano offrire elementi più chiari sul punto esatto di innesco e sulle cause che hanno portato a un disastro di tali proporzioni.
La lunga storia di un teatro e la mobilitazione per la rinascita
Quello che brucia non è solo un contenitore di spettacoli, ma un pezzo di storia teatrale italiana, una di quelle sale inaugurate a metà Ottocento che hanno visto susseguirsi sul palco interpreti del calibro di Eleonora Duse e Eduardo Scarpetta, diventando nel tempo un punto di riferimento imprescindibile per la commedia napoletana e non solo. E proprio la consapevolezza di questo valore ha spinto diverse realtà a farsi avanti per offrire il proprio contributo concreto alla rinascita. La Banca di Credito Cooperativo di Napoli, per voce del suo presidente Amedeo Manzo, ha già manifestato la piena disponibilità ad affiancare i proprietari e l’amministrazione comunale con un sostegno finanziario mirato a far risorgere il palcoscenico, sottolineando come sia dovere di tutti coloro che hanno a cuore la cultura cittadina farsi carico di questa responsabilità. È un primo passo, significativo, che si inserisce in un coro più ampio di voci che chiedono di non lasciare sola la famiglia Sansone e i lavoratori del teatro — attori, tecnici, macchinisti — che da quel palco traevano non solo sostentamento, ma anche ragione di vita artistica. La strada per tornare a vedere il sipario alzarsi sul Sannazaro sarà lunga e irta di ostacoli burocratici e finanziari, ma la determinazione di quanti in queste ore si stanno mobilitando lascia sperare che la “bomboniera” di via Chiaia possa, un giorno, tornare a risplendere.




