Polizze catastrofali, il coro delle associazioni: "Proroga e strumenti chiari per le piccole imprese"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il panorama delle polizze catastrofali obbligatorie per le aziende italiane, concepito per mitigare i danni di eventi sismici o idrogeologici, sta generando un acceso dibattito che vede in prima linea le rappresentanze delle piccole e microimprese. La misura, già operativa per le realtà di maggiori dimensioni, prevede l'estensione dell'obbligo anche a queste ultime entro la fine del prossimo anno, scadenza che, tuttavia, viene giudicata da molti come prematura e potenzialmente destabilizzante per fragili equilibri economici. La questione, sollevata con vigore da Cna Macerata attraverso il suo presidente Simone Giglietti, ha trovato pronta risonanza in altri settori, evidenziando una preoccupazione trasversale che unisce il commercio, il turismo e la pesca in una richiesta comune di maggior respiro e di strumenti più equi.
Le richieste dal mondo produttivo e turistico
La richiesta di una proroga generalizzata per tutte le piccole imprese, avanzata da Cna, si è concretamente intrecciata con le posizioni di altri attori chiave dell'economia nazionale. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, pur riconoscendo il valore del decreto che ha concesso una dilazione alle micro e piccole imprese del turismo, pone l'accento sulla necessità di un meccanismo trasparente di paragone delle offerte. "Confidiamo", ha dichiarato, "che il termine più ampio che viene al momento prefigurato sia sufficiente per la realizzazione del portale informatico previsto dalla legge". Lo strumento, un comparatore neutrale simile a quello utilizzato per le polizze auto, è considerato essenziale per garantire una reale possibilità di scelta e per contenere i costi, permettendo agli imprenditori di orientarsi in un mercato altrimenti opaco e potenzialmente oneroso.
Il caso specifico della pesca e il rinvio deciso dal governo
Un intervento normativo concreto è già arrivato per il settore della pesca e dell'acquacoltura, come reso noto da Confcooperative Fedagripesca. Il decreto Milleproroghe, infatti, ha spostato al 31 dicembre 2026 l'entrata in vigore dell'obbligo per queste attività. Paolo Tiozzo, vicepresidente dell'associazione, ha definito il rinvio "un passaggio necessario e atteso", sottolineando come la normativa originaria avrebbe imposto costi proibitivi a migliaia di imprese, molte delle quali organizzate in cooperative. Queste realtà, già fortemente impegnate ad assorbire i rincari energetici e le conseguenze della crisi climatica, si troverebbero altrimenti ad affrontare un ulteriore, significativo aggravio della pressione fiscale e gestionale, con ripercussioni sulla loro stessa sopravvivenza.
Una questione di sostenibilità e continuità
Il nodo centrale della vicenda, al di là delle singole scadenze, risiede dunque nella sostenibilità economica della misura per il vasto tessuto di piccole imprese che caratterizza il paese. L'obiettivo della legge, ovvero tutelare il patrimonio aziendale e assicurare la continuità produttiva dopo un disastro, è ampiamente condiviso, ma la sua attuazione pratica rischia di trasformarsi in un boomerang se non calibrata sulle effettive capacità contributive dei destinatari. La richiesta di più tempo e di maggiore trasparenza rappresenta, in questa fase, un tentativo di allineare la tutela assicurativa con la tutela della competitività e della stabilità occupazionale, due facce della stessa medaglia in un contesto economico ancora segnato da incertezze.




