Sal Da Vinci non è il più ascoltato: chi vince davvero negli ascolti una settimana dopo Sanremo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, l’ultima guidata da Carlo Conti prima del passaggio di consegne con Stefano De Martino, si è chiusa con la proclamazione di Sal Da Vinci e del suo “Per sempre sì” sul palco dell’Ariston, ma a distanza di una settimana dalla finale è il verdetto delle piattaforme digitali a raccontare una verità parallela, fatta di numeri e di classifiche che spesso divergono in modo sostanziale dalle preferenze espresse dalla sala stampa e dal pubblico presente in teatro. Il brano del cantante napoletano, pur mantenendo una solida posizione nelle graduatorie ufficiali, non ha infatti conquistato la vetta delle piattaforme di streaming, dove a dominare è piuttosto “Ossessione” di Samurai Jay, artista che all’Ariston si era fermato al diciassettesimo posto e che invece, nel mondo liquido e immediato di Spotify, ha superato abbondantemente i sette milioni e mezzo di stream, imponendosi come il vero vincitore commerciale di questa edizione.

La classifica degli streaming premia gli outsider e ridisegna la top five

Se si osservano i dati aggregati a una settimana dalla conclusione della kermesse, emerge con chiarezza come la graduatoria degli ascolti in streaming rimescoli completamente le carte rispetto alla classifica finale del Festival, e lo fa premiando quei brani – si pensi a “Tu mi piaci tanto” di Sayf, che con oltre sette milioni di stream tallona il leader Samurai Jay – capaci di intercettare i gusti di un pubblico giovane e abituato al consumo digitale della musica, un pubblico che evidentemente poco ha a che vedere con quello che segue la diretta televisiva e che invece determina il successo di un brano nei mesi successivi alla manifestazione. “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, nonostante il trionfo sul palco, si attesta al terzo posto di questa speciale classifica con circa sei milioni di ascolti, tallonato a sua volta da “Che fastidio!” di Ditonellapiaga, brano che ha riscosso un notevole successo anche in radio dove, secondo la classifica EarOne, è risultato il più trasmesso della kermesse, e da “Male necessario” di Fedez e Marco Masini, che sfiora i cinque milioni e mezzo di stream. Sorprende, in questo panorama, la performance di Luchè, che con “Labirinto” ha raggiunto i cinque milioni di ascolti, dimostrando come la compagine urban e rap abbia sostanzialmente conquistato il pubblico delle piattaforme, lasciando agli interpreti più tradizionali, quelli che un tempo dominavano le classifiche, un ruolo forse più defilato ma non per questo meno dignitoso.

L’effetto moltiplicatore del Festival sui giovani e il caso Samurai Jay

L’impatto del Festival sugli ascolti mensili degli artisti, specialmente quelli meno noti al grande pubblico televisivo, è stato letteralmente deflagrante, e i dati forniti da Spotify certificano una crescita media superiore al trecentocinquanta per cento per i cantanti in gara, con punte che rasentano l’incredibile per alcune proposte considerate di rottura: basti pensare a Bambole Di Pezza, che ha visto aumentare i propri ascoltatori unici mensili di oltre venti volte rispetto al periodo precedente alla manifestazione, o a Maria Antonietta, che ha registrato un più millenovecento per cento, e a Colombre, attestatosi su un più milleseicento per cento. Questi numeri raccontano di un “effetto Sanremo” che forse non si traduce immediatamente in vendite fisiche – dove pure Samurai Jay ha conquistato la prima posizione nella classifica Fimi, seguito da Sal Da Vinci e da Sayf – ma che incide profondamente sulla capacità di un artista di costruirsi un pubblico solido e duraturo, e lo fa intercettando fasce d’età diversificate, come dimostra l’analisi demografica degli ascolti: Samurai Jay domina nella fascia diciotto-trentaquattrenni, Ditonellapiaga primeggia tra i trentacinquenni e i quarantaquattrenni, mentre Sal Da Vinci resta saldamente in testa tra gli over quarantacinque. A testimonianza di una trasversalità che forse è il vero lascito di questa edizione, va segnalata poi la posizione di Sayf, unico artista presente nelle top five di tutte le fasce d’età, a riprova di come il suo brano abbia saputo parlare a pubblici differenti.

La classifica delle cover e l’enigma degli ascolti internazionali

Per quanto riguarda la serata dedicata alle reinterpretazioni, i dati diffusi da Spotify fotografano un quadro molto frammentato, dove non tutti i trenta artisti in gara hanno scelto di rendere disponibile la propria cover sulle piattaforme digitali – risultano assenti, tra gli altri, Chiello, Malika Ayane, Tredici Pietro e Fulminacci – e dove il successo più vistoso è stato ottenuto da Ditonellapiaga in coppia con TonyPitony, la cui versione di “The Lady Is A Tramp” ha totalizzato oltre trecentosessantamila ascolti, staccando di netto gli inseguitori LDA e Aka 7even con Tullio De Piscopo e la coppia formata da Enrico Nigiotti e Alfa, entrambi fermi a poco meno di duecentomila stream. Un discorso a parte merita infine la performance internazionale dei brani in gara, dove a sorpresa è proprio “Per sempre sì” di Sal Da Vinci a registrare il dato più significativo: oltre il dieci per cento degli ascolti complessivi del brano proviene infatti dall’estero, con picchi di crescita in paesi come la Corea del Sud, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, a dimostrazione di come la canzone tradizionale italiana, quella che qualcuno potrebbe frettolosamente etichettare come “sanremese classica”, conservi ancora un suo fascino in contesti geografici e culturali molto distanti dal nostro.

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