Lagarde e quelle voci di un addio anticipato alla Bce, Cipollone smorza i toni: "Non ha l'atteggiamento di chi fa le valigie"
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Redazione Economia
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C’è un viavai di indiscrezioni, a Francoforte, che da qualche giorno anima i corridoi della Banca centrale europea e le cronache finanziarie da Londra a Parigi, alimentando un dibattito che tocca inevitabilmente gli equilibri delicati dell’istituzione monetaria. Il Financial Times, citando una fonte anonima presentata come vicina al pensiero della stessa Christine Lagarde, aveva rilanciato l’ipotesi di una uscita anticipata della presidente, il cui mandato scadrebbe naturalmente nell’ottobre del 2027; una mossa, questa, che sarebbe dettata dalla volontà di consentire a Emmanuel Macron, il cui mandato all'Eliseo volge al termine, e al cancelliere tedesco Friedrich Merz di giocare un ruolo determinante nella scelta del successore, blindando così la leadership dell'istituto prima che le elezioni presidenziali francesi della prossima primavera possano consegnare le chiavi del paese a forze politiche di orientamento euroscettico -2-6. La presidente, secondo queste voci, non avrebbe ancora sciolto la riserva sulla tempistica, ma l'idea di garantire una successione "mainstream" e fedele ai principi comunitari sembrerebbe aver preso forma nei suoi ragionamenti già da diversi mesi, in un contesto politico europeo che appare quanto mai fluido e segnato dall'avanzata dei sovranismi -10.
A fugare, o quanto meno a ridimensionare con decisione, il polverone mediatico ci ha pensato Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce, intervenuto nel corso di un'audizione al Senato e poi, a margine, con i cronisti. Le sue parole, nette e scevre da ambiguità, dipingono il ritratto di una presidente saldamente al timone, concentrata sulle sfide che attendono l'Eurotower. "Io non ho informazioni riservate", ha tenuto a precisare il banchiere centrale italiano dinanzi alla Commissione Banche di palazzo Madama, rispondendo a una domanda specifica del presidente Pierantonio Zanettin, "e da quello che vedo tutti i giorni non mi sembra che la presidente Lagarde abbia l'atteggiamento di chi si prepara a fare le valigie" -1. Un'immagine volutamente concreta, quasi domestica, quella delle valigie, scelta da Cipollone per sottolineare la piena dedizione di Lagarde al suo ruolo, in contrasto con le ipotesi di un addio imminente che, a suo dire, non trovano riscontro nei fatti quotidiani. Anzi, come ha aggiunto in un successivo passaggio, "la presidente è in pieno controllo della banca, ci guida come sempre con la forza e l'energia necessaria", sottolineando come i suoi recenti interventi pubblici siano anzi improntati a una chiara visione strategica, specie nello spingere sull'Unione dei risparmi e degli investimenti -9.
L'ombra di Parigi e la replica della principale interessata
Il cuore della vicenda, al di là delle secche smentite, affonda le radici nelle complesse dinamiche politiche francesi e nella scadenza naturale del settenato di Macron, che non potrà ripresentarsi. L'articolo del Financial Times, pubblicato mercoledì, ipotizzava che Lagarde volesse evitare che un'eventuale vittoria del Rassemblement National alle presidenziali del 2027 potesse influenzare, o addirittura determinare, la nomina del prossimo capo della Bce, un posto di rilevanza assoluta negli equilibri comunitari -2. Una preoccupazione, questa, che aleggia da tempo a Bruxelles e nelle cancellerie, dove si guarda con apprensione alla possibilità che forze politiche ostili all'euro possano mettere mano a leve di potere così delicate. La stessa Lagarde, secondo quanto ricostruito dall'agenzia Reuters, avrebbe inviato un messaggio privato ai suoi più stretti collaboratori per rassicurarli: da loro, e non dai giornali, avrebbero appreso per primi un'eventuale decisione sulle dimissioni, ribadendo al contempo di restare pienamente concentrata sul suo incarico -1. Un portavoce della Bce, interpellato, si era limitato a dichiarare che Lagarde è "totalmente concentrata sulla sua missione e non ha preso alcuna decisione riguardo alla fine del suo mandato", una formula di circostanza che, tuttavia, non era riuscita a placare del tutto le acque -6-8.
Cipollone, nel suo intervento romano, ha voluto andare oltre il semplice diniego di routine, offrendo una testimonianza diretta dell'atmosfera che si respira ai piani alti di Francoforte. "La presidente Lagarde è pienamente coinvolta a dirigerci come sempre, con la sua mano ferma ma gentile", ha dichiarato, usando una metafora quasi materna per descrivere lo stile di leadership della sua superiore, "con una grande visione negli interventi pubblici che ha rilasciato negli ultimi tempi, che non lasciano presagire, almeno dal mio punto di vista, nessuna intenzione in tal senso" -3. A chi gli chiedeva se avesse avuto sentori di un possibile passo indietro, Cipollone ha risposto con pragmatismo, osservando che l'agenda di Lagarde è fitta di impegni cruciali: dall'annuncio delle importanti repo lines al pressing per il completamento dell'unione dei mercati dei capitali, iniziative che mal si conciliano con lo stato d'animo di chi ha già deciso di lasciare -1. Un ragionamento lineare, il suo, che punta a riportare l'attenzione sul lavoro concreto dell'istituzione, messo in ombra dal frastuono delle indiscrezioni.
Oltre le voci, il lavoro quotidiano della Bce
Mentre le voci su un addio anticipato di Lagarde si rincorrevano, Cipollone ha approfittato della sua presenza in Senato per affrontare altri temi caldi all'ordine del giorno della Banca centrale, primo fra tutti l'introduzione dell'euro digitale. Un progetto, questo, su cui il banchiere italiano ha speso parole chiare, cercando di fugare i timori legati alla sorveglianza di massa e ribadendo l'importanza strategica dell'iniziativa per l'autonomia europea. "Sento dire questa storia del grande fratello", ha esordito, con una certa insofferenza, "ma nessuno costringe nessuno a utilizzare l'euro digitale". Nel dettaglio, ha spiegato che la Bce non avrebbe alcuna possibilità di risalire all'identità dei pagatori, vedendo solo codici anonimi, mentre gli identificativi resterebbero appannaggio esclusivo delle banche, classando le accuse di un controllo statalista tra le fake news -3. L'euro digitale, ha prosegui Cipollone, rappresenta un'occasione per offrire a cittadini e commercianti un'alternativa europea ai circuiti internazionali, spesso gravati da commissioni elevate e poco trasparenti, e per rafforzare la sovranità monetaria del continente in un'epoca di rapidi cambiamenti tecnologici e tensioni geopolitiche -7. Un progetto complesso, i cui costi di implementazione per le banche sono stati stimati tra i 4 e i 6 miliardi di euro in quattro anni, circa il 3% della spesa annuale per la manutenzione informatica, a fronte di un costo di avvio per il sistema stimato in circa 1,3 miliardi e costi operativi annui attorno ai 300 milioni -3. Numeri, questi, che testimoniano la portata dell'impresa e la necessità di una guida stabile e concentrata, proprio mentre attorno alla poltrona di Lagarde si addensano nubi che Cipollone, con le sue dichiarazioni, ha voluto fermamente dissipare.




