Il Giappone convoca l'ambasciatore russo dopo la visita di Putin alle isole Curili contese
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Redazione Esteri
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La tensione tra Tokyo e Mosca torna a salire dopo la decisione del presidente russo Vladimir Putin di recarsi sull'isola di Iturup, nell'arcipelago delle Curili, un territorio amministrato dalla Russia ma rivendicato con forza dal Giappone. Il governo nipponico ha immediatamente reagito alla mossa del Cremlino convocando l'ambasciatore russo per esprimere una protesta ufficiale, mentre la premier Sanae Takaichi ha parlato di una "forte protesta" contro quella che considera una provocazione inaccettabile.
La visita, che si è svolta il 13 agosto, ha incluso un sopralluogo nell'impianto di lavorazione del pesce Yasny, situato proprio sull'isola al centro della disputa, e ha coinciso con esercitazioni militari russe nel Pacifico, un elemento che ha ulteriormente inasprito la posizione di Tokyo.
La visita di Putin e la reazione immediata del Giappone
La visita del capo del Cremlino nelle Curili non è un evento isolato, ma si inserisce in una lunga scia di tensioni che da decenni caratterizzano i rapporti bilaterali tra Russia e Giappone. Putin, che già nel gennaio 2024 aveva annunciato l'intenzione di recarsi nei territori contesi, ha mantenuto fede alla parola data, suscitando l'immediata reazione di Tokyo, che non ha mai riconosciuto la sovranità russa su quelle che definisce "Isole del Nord" o "Territori del Nord".
La premier Sanae Takaichi, in una dichiarazione ufficiale, ha ricordato come il governo giapponese avesse ripetutamente chiesto a Mosca di evitare simili iniziative, sottolineando come la presenza di Putin sull'isola di Iturup costituisca un affronto alle rivendicazioni territoriali del Giappone. La convocazione dell'ambasciatore russo rappresenta il primo passo formale di una protesta che, però, rischia di arenarsi sulle tradizionali posizioni di intransigenza reciproca che hanno sempre caratterizzato questo contenzioso.
La posizione dell'Unione Europea tra diplomazia e diritto internazionale
Sulla vicenda è intervenuta anche l'Unione Europea, con la portavoce della Commissione per gli affari esteri, Anitta Hipper, che ha espresso una posizione apparentemente equilibrata ma chiara nei suoi riferimenti al diritto internazionale. Nel briefing quotidiano con la stampa, la portavoce ha dichiarato di essere a conoscenza della visita di Putin e della forte protesta giapponese, aggiungendo che Bruxelles sostiene la pace e la sicurezza in Asia e incoraggia il proseguimento degli sforzi verso una riconciliazione completa, pacifica e duratura su tutte le questioni correlate.
Le parole della portavoce, pur nella loro genericità, contengono un implicito richiamo al rispetto delle norme internazionali, un tema su cui il Giappone fonda gran parte delle sue rivendicazioni, mentre la Russia continua a considerare le Curili come un proprio territorio a tutti gli effetti, un' acquisizione che risale alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Un contenzioso storico che resiste al tempo e alla diplomazia
La disputa sulle quattro isole più meridionali dell'arcipelago delle Curili - Iturup, Kunashir, Shikotan e un gruppo di isolotti chiamati Habomai - affonda le radici nella resa del Giappone nel 1945, quando l'Unione Sovietica occupò i territori e li annesse, un passaggio che Tokyo non ha mai riconosciuto.
Nonostante i tentativi di trovare una soluzione diplomatica, il contenzioso ha impedito la firma di un trattato di pace formale tra i due Paesi, e le visite di alti funzionari russi, specie del presidente Putin, sono sempre state lette come un segnale di forza e come un modo per ribadire la sovranità russa su quelle terre.
L'aver assistito anche a esercitazioni militari nel Pacifico durante la stessa giornata ha rappresentato un ulteriore tassello di una strategia di pressione che Mosca mette in campo ogni qualvolta Tokyo cerca di riaprire il dialogo sulla questione, rendendo di fatto impraticabile qualsiasi negoziato che non parta da un riconoscimento preventivo dello status quo territoriale.
La convocazione dell'ambasciatore, sebbene sia un atto formale di forte dispiacere, rischia di avere effetti limitati sul comportamento russo, dato il sostanziale disinteresse mostrato finora dal Cremlino per le rimostranze giapponesi e la ferma volontà di continuare a sviluppare economicamente le isole, come dimostrato dalla visita all'impianto di lavorazione del pesce di Iturup.
L'Unione Europea, dal canto suo, con le dichiarazioni di Hipper ha scelto di non schierarsi apertamente, limitandosi a un invito alla riconciliazione che suona come un auspicio piuttosto che come una presa di posizione concreta, e che di fatto lascia inalterato lo stallo.
La partita, insomma, rimane nelle mani dei due attori principali, con Tokyo che ha già fatto sapere di non avere intenzione di cedere sul principio della sovranità territoriale e Mosca che continua a gestire le Curili come una propria regione interna, rendendo ogni passo verso una soluzione del conflitto estremamente complicato.
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