Inchiesta arbitri, Procura di Milano spaccata sull'archiviazione. Ascione non firma

Inchiesta arbitri, Procura di Milano spaccata sull'archiviazione. Ascione non firma
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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'inchiesta della Procura di Milano sul mondo degli arbitri, che ha tenuto banco per mesi tra intercettazioni e voci di presunte pressioni, si avvia verso una conclusione che tuttavia non appare affatto lineare. A pochi giorni dal trasferimento del pm Maurizio Ascione alla Procura Europea, il fascicolo centrale dell'indagine, quello che riguarda da vicino il designatore arbitrale Gianluca Rocchi e i rapporti con l'Inter, è al centro di una profonda spaccatura interna all'ufficio inquirente.

Da un lato, l'aggiunto Paolo Ielo avrebbe già maturato la convinzione che gli elementi raccolti non siano sufficienti a sostenere un'accusa in aula, spingendo per l'archiviazione; dall'altro, il pm titolare Ascione avrebbe espresso il proprio dissenso, tanto da non aver ancora apposto la firma sull'atto che dovrebbe chiudere la vicenda sul piano penale.

La questione, come riportato da diverse testate, ruota attorno alla figura di Rocchi e alle cosiddette pressioni che l'Inter avrebbe esercitato su di lui per influenzare le designazioni arbitrali.

Tuttavia, per la Procura, il quadro probatorio risulta fragile. Secondo la ricostruzione di chi propende per l'archiviazione, le intercettazioni, le testimonianze e gli interrogatori finora raccolti non offrirebbero quella «ragionevole probabilità» di una condanna, requisito necessario dopo la riforma Cartabia per procedere con un'azione penale.

Ielo avrebbe quindi chiesto formalmente l'archiviazione, ma Ascione, che lascerà il Palazzo di Giustizia milanese il 16 per assumere il nuovo incarico a Roma, ha frenato, creando di fatto un braccio di ferro che potrebbe risolversi solo all'ultimo secondo, magari con una nuova iscrizione nel registro degli indagati che potrebbe stravolgere le carte in tavola.

Le posizioni a confronto e il ruolo della giustizia sportiva

La spaccatura tra i magistrati milanesi, come evidenziato da fonti vicine all'inchiesta, non è solo una questione procedurale ma sostanziale. Mentre l'aggiunto Ielo ritiene che non esista un impianto accusatorio solido per sostenere un processo, il pm Ascione nutre evidentemente dei dubbi, tanto da non voler sottoscrivere un provvedimento di archiviazione che chiuderebbe definitivamente il capitolo penale della vicenda.

In questo clima di incertezza, l'unico fronte che resta attivo è quello della giustizia sportiva, che procede per conto proprio e che potrebbe trarre elementi da quanto emerso nelle indagini, indipendentemente dall'esito della procura di Milano. La tensione, dunque, è altissima, con il mondo del calcio in attesa di capire se il caso si chiuderà con un nulla di fatto o se ci sarà un colpo di scena, magari legato a un'indagine collegata a quella principale.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato il direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, che ha commentato la situazione ai microfoni del podcast del quotidiano. Zazzaroni ha confermato la richiesta di archiviazione di Ielo, contrapposta al no di Ascione, definendo la situazione «allucinante» in riferimento ai presunti rapporti tra Rocchi e il club nerazzurro, che a suo dire sarebbero inesistenti.

La sua presa di posizione, pur essendo quella di un opinionista, riflette l'aria di smarrimento che regna nell'ambiente, dove le voci si rincorrono ma le prove concrete, almeno per ora, sembrano latitare.

Un attesa che potrebbe riservare sorprese

Con il trasferimento di Ascione ormai imminente, il destino del fascicolo è appeso a un filo. Le prossime ore saranno decisive: il pm dovrà sciogliere la riserva e decidere se firmare o meno l'archiviazione, oppure se lasciare il testimone a un altro collega che potrebbe condividere o meno l'impostazione di Ielo. L'ipotesi, comunque, è che il procedimento penale potrebbe davvero chiudersi senza imputati, lasciando alla sola giustizia sportiva il compito di dirimere eventuali responsabilità in merito a presunti illeciti disciplinari.

Una sorpresa dell'ultimo momento, tuttavia, non è da escludere, e potrebbe riguardare l'apertura di un nuovo filone d'indagine che, come spesso accade in casi complessi, potrebbe riaccendere i riflettori su dinamiche finora rimaste in ombra.

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