L’allarme Hantavirus sulla Hondius non è un nuovo covid, ma la caccia ai contatti attraversa tre continenti
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Redazione Salute
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Il focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera Mv Hondius, salpata lo scorso primo aprile dal porto di Ushuaia, in Terra del Fuoco, ha innescato una mobilitazione sanitaria senza precedenti tra Sudafrica, Europa e Argentina; eppure, mentre l’eco mediatica mondiale prova a tracciare paralleli con le fasi iniziali della pandemia da Sars-CoV-2, gli esperti invitano a non cedere al parallelo più immediato. «La tutela è doverosa, ma al momento niente fa pensare a un rischio di diffusione pandemica», ha assicurato Aldo Manzin, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Cagliari, e la stessa Organization mondiale della sanità (Oms), attraverso il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito il livello di allerta come “basso” su scala globale. La differenza sostanziale, spiegano i virologi, risiede nella natura del patogeno: quello individuato sui passeggeri è il ceppo “Andes”, l’unico tra i trentotto conosciuti capace di una trasmissione limitata tra umani, circostanza che richiede un contatto fisico estremamente stretto e prolungato, condizioni molto diverse dalla rapidissima diffusione aerea che ha caratterizzato il coronavirus.
L’incubo della trasmissione silenziosa e il ruolo del ceppo “Andes”
La conferma della presenza di questo ceppo specifico, arrivata dopo i test effettuati su un passeggero sbarcato in Sudafrica, ha cambiato il perimetro dell’emergenza. Sebbene la maggior parte delle varianti di Hantavirus si trasmetta esclusivamente all’uomo attraverso le escrezioni dei roditori, il ceppo sudamericano “Andes” ha dimostrato in passato di poter saltare la barriera zoologica in contesti di vicinanza fisica. Ed è proprio per questa peculiarità, come hanno sottolineato i tecnici dell’Oms, che le autorità sudafricane hanno dato il via a un’attività serrata di contact tracing: vengono rintracciate le persone sedute accanto a una passeggera deceduta su un volo di linea da Sant’Elena a Johannesburg, senza dimenticare il personale dell’aeroporto e i sanitari dell’ospedale che l’avevano presa in carico. Al momento, il bilancio parla di tre vittime e otto contagi tra confermati e sospetti, un numero che l’Oms ritiene possa aumentare nelle prossime settimane, visto che il periodo di incubazione arriva a toccare le sei settimane.
Tra sorveglianza epidemiologica e protocolli internazionali
Mentre la Mv Hondius procede a vele spiegate verso il porto di Granadilla, a Tenerife, dove l’Unione Europea ha attivato il meccanismo di protezione civile per gestire il rimpatrio dei passeggeri, il lavoro degli epidemiologi si concentra sulla mappatura degli spostamenti precedenti alla quarantena. I ministri della Salute delle province argentine si sono riuniti per potenziare la sorveglianza nel proprio territorio, sebbene non vi sia ancora certezza assoluta sul luogo originario del contagio; va detto, a tal proposito, che la Terra del Fuoco non ha registrato alcun caso autoctono di questa malattia dal 1996, un dato che spinge gli inquirenti sanitari a guardare con attenzione ai mesi di permanenza della coppia di cittadini olandesi risultati positivi, i quali avevano viaggiato a lungo tra Cile, Uruguay e Argentina prima dell’imbarco. L’Ecdc, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha comunque voluto placare gli animi, classificando il pericolo per la popolazione generale del continente come “molto basso” e sconsigliando l’introduzione di restrizioni ai viaggi o al commercio.
Gestione della quarantena e assistenza ai passeggeri della Mv Hondius
A bordo dell’imbarcazione, attualmente ancorata al largo di Capo Verde, la situazione appare sotto controllo grazie all’arrivo di un team di esperti – tra cui un professionista inviato dall’Oms e due medici olandesi – che hanno affiancato l’equipaggio per garantire la tenuta delle misure di isolamento. I passeggeri, cittadini di almeno ventitré nazioni diverse, sono stati confinati nelle proprie cabine dove vengono effettuate regolari operazioni di disinfezione; chi manifesta sintomi compatibili con la sindrome cardiopolmonare, come febbre o difficoltà respiratorie, viene immediatamente trasferito in aree sanitarie isolate. Lo sbarco alle Canarie, previsto nel weekend, avverrà sotto stretta supervisione: nessuno potrà scendere autonomamente in città, ma si procederà con un trasferimento diretto verso aeromobili che riporteranno i viaggiatori nei luoghi d’origine, previa valutazione clinica obbligatoria. Nei Paesi Bassi, intanto, due dei tre pazienti evacuati nei giorni scorsi sono ricoverati in condizioni stabili, mentre un assistente di volo della KLM, entrato in contatto con una delle vittime, è stato testato e tenuto in osservazione.




