Remco Evenepoel salta la Freccia Vallone: niente “Trittico”, tutta la squadra punta sulla Liegi
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Redazione Sport
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È durata meno di ventiquattr’ore l’idea di vedere Remco Evenepoel completare il “Trittico delle Ardenne”. Il portacolori della Red Bull-Bora-hansgrohe, reduce dal trionfo all’Amstel Gold Race dove ha regolato in volata il danese Mattias Skjelmose, ha lasciato intendere subito dopo il traguardo che la partecipazione alla Freccia Vallone fosse subordinata ai tempi di recupero. Oggi, come annunciato, è arrivata la doccia fredda per gli organizzatori e per gli appassionati: niente Mur de Huy per il 26enne belga, almeno per quest’anno. La decisione, ufficializzata dalla squadra tedesca attraverso un comunicato ripreso da Sporza, è netta: “Evenepoel non prenderà parte alla gara per recuperare dall’Amstel e si concentrerà quindi completamente sulla Liegi-Bastogne-Liegi”.
La scelta tattica dopo la vittoria in Olanda
La vittoria all’Amstel, la settima in stagione per il fiammingo, rappresenta un carico di stress non indifferente a pochi giorni dall’appuntamento decisivo. Nonostante l’entusiasmo per il successo in una classica che gli era sempre sfuggita (lo scorso anno chiuse terzo), la gestione delle energie ha preso il sopravvento. Evenepoel aveva già provato la doppietta in passato con esiti alterni: alla Freccia Vallone vanta solo due presenze, un anonimo 43esimo posto nel 2022 e un nono posto nel 2025, quando a vincere fu Tadej Pogacar. Saltando l’edizione di mercoledì 22 aprile, il campione olimpico si concede un finestra di riposo totale prima di affrontare la “Decana”, dove lo attende proprio lo sloveno della UAE. La storia recente insegna che Evenepoel ha già vinto due volte la Liegi (2022 e 2023), ma il confronto diretto con Pogacar sulla Côte de la Redoute e sulle altre insidiose salite del percorso è diventato ormai l’evento più atteso della primavera.
La startlist della Freccia Vallone 2026: assenze pesanti e un giovane fenomeno
Non sarà quindi un’edizione con tutti i big, quella che taglierà il traguardo della 90ª edizione. Oltre a Evenepoel, mancherà all’appello anche il campione uscente Tadej Pogacar, il che lascia il campo aperto a una serie di pretendenti di altissimo livello. Secondo le startlist provvisorie, grande attesa è riservata al francese Paul Seixas, il baby-fenomeno della Decathlon AG2R La Mondiale che a soli 19 anni sta dominando la scena a suon di vittorie. Seixas, fresco del successo al Giro dei Paesi Baschi dove ha vinto tre tappe e la classifica generale, ha dichiarato di voler puntare con decisione a questa classica. Il percorso, che prevede 200 km da Herstal a Huy con undici muri catalogati (tra cui tre passaggi sul circuito finale che include la Côte d’Ereffe, la Côte de Cherave e il celebre Mur de Huy), sembra cucito su misura per le sue caratteristiche di scalatore esplosivo.
Ad attenderlo sulla salita finale, lunga 1300 metri con pendenze medie del 9,6% e punte del 25% nel celebre tornante, ci saranno avversari temibili. Spiccano i nomi di Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), che ha dimostrato di essere in gran forma ad Amstel, e di Kevin Vauquelin (Ineos Grenadiers). Dal canto suo, la Red Bull-Bora-hansgrohe, pur privata del suo capitano, schiererà comunque un team competitivo: è molto probabile che il ruolo di uomo di classifica venga affidato a Daniel Felipe Martinez, mentre il resto della squadra lavorerà per eventuali colpi di scena o per piazzare un uomo nella top ten.
Il Muro di Huy e le gerarchie della vigilia
L’assenza del “dream team” formato da Pogacar ed Evenepoel, se da un lato riduce il tasso tecnico della corsa, dall’altro la rende estremamente aperta e imprevedibile. In questo contesto, Seixas parte con i favori del pronostico non solo per i risultati recenti, ma anche per la struttura stessa della corsa. La Freccia Vallone, a differenza dell’Amstel o della Liegi, si decide quasi esclusivamente nell’ultimo chilometro: scattare prima del muro è spesso inutile, perché la pendenza folle del 20-25% nel settore più duro annulla i vantaggi. Chi arriva ai piedi del Muro di Huy con le gambe ancora fresche ha la meglio. Il recente secondo posto di Seixas alla Strade Bianche alle spalle di Pogacar, dove riuscì a resistere più a lungo di chiunque altro allo strapotere dello sloveno, è un biglietto da visita che pesa come un macigno sulle ambizioni degli altri.
C’è poi un altro elemento tattico, spesso sottovalutato, che potrebbe favorire il giovane transalpino: la pressione. Con Pogacar fuori, il ruolo di “uomo da battere” grava sulle spalle di chi ha vinto di più nelle ultime settimane. Seixas ha dimostrato a Basco di saper gestire la leadership, ma vincere una Classica Monumento del calendario (o quasi, dato che la Freccia è il gradino più alto del Trittico) è un’altra storia. Gli avversari proveranno a staccarlo prima del muro, magari sulle rampe della Côte de Cherave (1,3 km all’8,1%) che precede l’ultima ascesa. Ma se la corsa arriverà compatta alla base del muro, il francese parte con un vantaggio psicologico enorme: nel corto, esplosivo e violento, i suoi numeri degli ultimi mesi sono da top 3 mondiale.
L’eredità di una classica senza padroni
L’edizione 2026 della Freccia Vallone si presenta quindi come un’occasione d’oro per chi insegue il primo grande successo in carriera o per chi vuole riscattare un avvio di stagione sottotono. L’albo d’oro recente parla di corridori esplosivi come Dylan Teuns (2022) o come lo stesso Pogacar (2023 e 2025), passando per Stephen Williams (2024). Quest’anno, con il ritorno del circuito che include la Cherave (ripristinata nel 2025 dopo un’edizione di test), la selezione potrebbe iniziare prima del previsto, rendendo la volata sul muro un affare per pochissimi eletti. Il meteo, poi, giocherà la sua parte: se pioverà, le discese che collegano i muri diventeranno letali e favoriranno i più audaci.
Se Evenepoel guarda a domenica con la speranza di vendicare il 2025 (quando arrivò secondo dietro a Pogacar) e di portare a casa la terza Liegi, la Freccia Vallone di mercoledì rappresenta il palcoscenico perfetto per il nuovo corso. Paul Seixas ha l’occasione di scrivere una pagina di storia, diventando il primo francese a vincere la corsa dopo il double di Julian Alaphilippe del 2018. In una settimana delle Ardenne che sembrava già scritta, le rinunce dei big hanno riaperto il copione, regalando agli appassionati un finale di stagione delle classiche tutt’altro che scontato.




